Il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) continua il percorso intrapreso

Il IX Congresso del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) si è svolto a Praga


Si è conclusa la due giorni di Congresso del KSCM (Partito Comunista di Boemia e Moravia). Al dibattito hanno partecipato: 356 delegati eletti, 47 ospiti in rappresentanza delle organizzazioni sindacali della Repubblica Ceca e varie organizzazioni civiche e popolari, delegati da 7 partiti fratelli e rappresentanti di varie ambasciate. Il leader del Partito Comunista di Boemia e Moravia Vojtěch Filip ha relazionato circa il lavoro dell'organizzazione nel corso degli ultimi quattro anni, ricordando le recenti elezioni regionali in cui il partito si è affermato conquistando due regioni (su 14 totali) e riuscendo a ricoprire il ruolo di Capo del Governo della regione in una di queste. «Nulla può frapporsi tra noi e il nostro lavoro, tra noi e il percorso di costruzione del socialismo», ha dichiarato Filip nel suo discorso. Egli ha anche messo in guardia il partito sia nei confronti della radicalizzazione sia nei confronti del 'pericoloso populismo' chiedendo continuità e unità. Al congresso, Filip, è stato rieletto da 203 voti su 353, Peter Šimůnek ha mantenuto la carica di Vice presidente con 263 voti mentre Jiří Dolejš, e Josef Skála sono stati eletti come altri due vice-presidenti aggiuntivi. Nel suo discorso dopo il voto, Filip ha dichiarato che il partito rappresenta una critica intransigente nei confronti della coalizione di governo che sta a capo della Repubblica Ceca.

Sugli sviluppi politici in Brasile

Articolo apparso su 'Ριζοσπάστης' (il quotidiano del KKE) del 22 maggio 2016, successivamente  tradotto in inglese e pubblicato sul sito internazionale del KKE. Traduzione in italiano a cura del blog.

Ciò che sta accadendo in Brasile, ovvero l’escalation della crisi politica nel Paese, è al centro dell’attenzione internazionale da giorni. Questo non deve apparire come un fatto strano, stiamo parlando della settima economia del mondo, il quinto Paese del globo in termini di superficie e popolazione e il più grande Paese dell’emisfero meridionale del pianeta. Un Paese che negli anni precedenti ha rappresentato elevati livelli di crescita capitalistica: nel 2011, infatti, ha sostituito la Gran Bretagna come sesta economia del mondo. Il Brasile interpreta un ruolo significativo nel quadro dell’alleanza BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), nonché importanti in importanti unioni/alleanze tra stati capitalisti (CELAC, MERCOSUR/UNASUR etc etc) che vengono promosse nel continente americano. Dobbiamo anche tenere a mente che a partire dal 2004, cioè nel periodo dei ‘governi progressisti’, il Brasile è stato a capo dell’intervento militare ad Haiti, che è stato portato avanti per conto delle Nazioni Unite

Scandali e defezioni: “il pane e burro” del sistema politico borghese

Il processo di rimozione della Presidene Dilma Rousseff, diciotto mesi dopo la sua vittoria nelle elezioni presidenziali del 2014, che è stata accompagnata da dimostrazioni sia in suo favore che contro di lei e l’intenso dibattito politico, rappresenta una nuova fase per il Paese dopo un periodo di 13 anni di Governo guidato da un presidente della socialdemocrazia del Partito dei Lavoratori (PT) che coopera a livello governativo con il PCdoB (il Partido Comunista do Brazil che ha appoggiato il Governo Dilma Rousseff facendo parte della coalizione di governo ndt). Vale la pena ricordare qui che il Partito Comunista Braziliano (PCB) non ha mai partecipato alla “gestione da sinistra” del capitalismo. 
Una delle manifestazioni dei "Movimenti sociali"
sostenitori di Dilma Roussef: «Contro il golpe
e per la democrazia»
Non è facile trarre conclusioni a proposito, se gli eventi dovessero esaminarsi solo in superficie di quanto accaduto, al netto degli eventi e delle varie accuse. 
Da un lato, infatti, ci sono coloro che denunciano come la Presidenta sia corrotta, quando essi stessi che muovono tale accusa sono coinvolti in scandali fino al collo. E’ indicativo, a tal proposito, che Edoardo Cunha, dopo aver promosso il processo che ha condotto alla destituzione della Presidenta Dilma ha rimosso se stesso dal Parlamento su spinta della Suprema Corte con l’accusa di corruzione, di tangenti per milioni di dollari in tangenti. Cunha, naturalmente, era stato eletto Presidente del Parlamento coi voti del PT e insieme col vice presidente Michel Temer, è componente del ‘nuovo’ partito di centro del PMDB (Partito del Movimento Democratico Brasiliano). Il Vice Presidente Temer, dunque, che aveva assunto le funzioni di Presidente facente funzione, è stato condannato per irregolarità nel finanziamento per la sua campagna elettorale. Così, il Presidente che presiede il governo ‘incorrotto’ non perde il diritto di essere un candidato alle elezioni per otto anni, e il suo nome - assieme a metà del suo esecutivo - fa parte delle indagini riguardanti lo scandalo che ha coinvolto la compagna petrolifera di Stato, la ben famosa Petrobras. Quindi non è affatto strano che in un recente sondaggio il 58% abbia risposto che avrebbe voluto che facesse la fine del predecessore Capo di Stato.
Dall’altro lato ci sono i sostenitori della Presidenta Dilma parlano di «colpo di stato parlamentare» perché la tesi a base dell’impeachment contro Dilma  - lei è accusata di aver truccato i conti in termini di dati fiscali - non è un atto criminale. Le accuse di «tradimento», «colpo di stato» e «attacco contro la democrazia» sono naturalmente mosse dai suoi…ex alleati e dal PMDB in particolare, ovvero il principale partner nella coalizione di governo negli ultimi 8 anni (il partito ha sostenuto la rielezione di Lula nel 2006 e le elezioni di Dilma nel 2010 e 2014). A tale organizzazione politica era stata affidata la seconda e la terza carica più importante nella gerarchia dello Stato (Vice Presidente e Presidente del Parlamento), utilizzate dal PMDB per sostenere il “governo progressista”
Naturalmente, esistono gli scandali e i loschi traffici dei politici borghesi con i capitalisti, sia nel Brasile che in Grecia, così come negli altri paesi ad economia capitalista. Ad esempio: nel 2012 circa 25 imprenditori e politici, inclusi alti funzionari del PT, furono condannati a pene pesanti. Ma le “defezioni” sono una questione di routine. Le di commutazione delle forze borghesi da una coalizione all’altra, così come i politici eletti in un partito e poi passati ad un’altra organizzazione politica, sono fenomeni comuni, esempi di un fragile sistema politico/partitico borghese che è motivo di preoccupazione per la classe dirigente. Per questo motivo, è iniziato un dibattito circa le riforme politiche da attuare che vanno nella direzione di rafforzare il sistema. 
L’esperienza internazionale mostra che si sono molti esempi in cui gli scandali esistenti e la “pulizia” (di determinati soggetti ndt) sono utilizzati per una ricomposizione violenta del sistema politico in fasi in cui la crisi economica e le contraddizioni dell’economia capitalistica si stanno acuendo

Verso un cambiamento nella formula della gestione capitalistica

Chiunque studi seriamente la situazione capirà che il vero problema è connesso all’economia. Dopo molti anni di rapida crescita di cui, per la verità, hanno beneficiato i monopoli brasiliani; dopo anni in cui la posizione internazionale del Brasile s’è affermata sotto i governi del PT, il rallentamento dell’economia brasiliana si è trasformato nella stagnazione del 2014 e nella recessione del 2015 (-3,8%), con un’aumento del debito pubblico, una rapida ascesa dell’inflazione e la perdita di oltre un milione e mezzo di posti di lavoro.
L’esacerbassi della formula politica economica che si basava sull’espansione della spesa pubblica e l’orientamento verso le misure restrittive è stata sempre più evidente per alcuni anni in Brasile e in America Latina nel suo complesso. Il governo Rousseff, a partire dal 2013 quando apparivano i primi segnali della crisi, procedette ad implementare esenzioni fiscali e nuove misure in favore del Capitale, fino alla ulteriore flessibilità sui rapporti di lavoro oltre che a prevedere un programma di privatizzazioni tale da far rassomigliare il Governo (progressista ndt) al più “neo - liberale” che esista: porti, autostrade, aeroporti, pozzi per l’estrazione del petrolio etc etc
Michel Temer

Non è un caso che Henrique Meirelles, il Ministro delle finanze del Governo Temer fu presidente della Banca Centrale durante il periodo di Governo di Lula. In effetti, è bene riportare che Lula, negli ultimi periodi, ha cercato di persuadere Dilma di nominare lui come Ministro delle finanze nel suo governo. 

[…]

La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che il rallentamento economico della Cina ha avuto un impatto diretto sullo scoppio della crisi economica in Brasile, mentre altri Paesi BRICS come la Russia stanno allo stesso modo affrontando le proprie difficoltà e le contraddizioni inter-imperialiste che stanno divampando sia America Latina, come in tutti gli Stati Uniti, nei paesi dell’UE e via dicendo. Le preoccupazioni per quanto riguarda l’orientamento internazionale del Paese si stanno intensificando tra settori del Capitale.
Le controversie all’interno delle classi dominanti sulle alleanze internazionali in condizioni di crisi possono portare a situazioni politiche estremamente pericolose. E’ sufficiente per noi prendere ad esempio quel che recentemente è accaduto in Ucraina.

La necessità di una lotta anticapitalista

In queste condizioni, come si apprende dalla Storia, la gestione socialdemocratica spesso prepara il terreno per una intensa svolta reazionaria nel sistema politico in favore delle forze borghesi, che da sempre definiscono la parola “legalità” in un modo che è conveniente, in realtà, solo per loro stessi. Tali segnali si sono già manifestati durante il processo di impeachment di Dilma e si intensificheranno sempre di più. L’organizzazione della lotta contro la linea politica reazionaria che sarà attuata e implementata dalgorverno Temer e la solidarietà internazionalista con le lotte dei lavoratori per i loro diritti sociali e democratici, deve essere accompagnata da una discussione sostanziale al fine di trarre le dovute conclusioni su come si è arrivati a questa situazione
Le posizioni che sono state promosse per la crescita “senza crisi” - o capitalistica sostenibile - in Brasile non hanno tenuto conto delle leggi economiche implacabili e delle contraddizioni del sistema. Tutto questo ha generato delle illusioni
Gli sviluppi in Brasile, dunque, sono stati oggetto di polemiche anche all’interno del movimento comunista. Ciò che è necessario è l’emancipazione del movimento operaio dalle influenze borghesi e dal loro orientamento, verso un conflitto con lo Stato borghese, i monopòli e le forze politiche che esprimono i propri interessi. 


Tale esperienza è stata accumulata dalle politiche dei governi della seconda metà degli anni ’80 a seguito della dittatura, e degli anni ’90 che hanno causato alti livelli di povertà  e sfruttamento della classe operaia brasiliana, nonché da parte dei governi Lula e Rousseff (2002 - 2016) che hanno continuato la gestione del capitalismo da sinistra, con posizioni e slogan in tal senso e avendo promosso false aspettative. Tutto questo ha fornito la base per trarre consistenti conclusioni e strategie da intraprendere per liberare le forze popolari dal circolo vizioso del presunto “male minore”. Affinché la necessità della lotta anticapitalista sia avanzata con decisione, è necessario che il movimento operaio e comunista intraprendano una strategia indipendente dai ceti borghesi, che sappia tendere al socialismo, che è la precondizione per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, utilizzando il vasto potenziale di un paese con enormi risorse naturali di cui si stanno appropriando un manipolo di capitalisti.

Il Partito Comunista dell'India (Marxista) convoca il CC per metà giugno. Bene in Kerala, perso il Bengala Occidentale

Il CC del partito è convocato dal 18 al 20 giugno per discutere le questioni che riguardano le elezioni in Bengala Occidentale in maniera più approfondita. Bene la tornata elettorale in Kerala.


L'ufficio politico del Partito Comunista Indiano (Marxista) si è riunito domenica scorsa, come parte di una due giorni di incontro, per discutere il calo del partito nei risultati usciti dalle urne del Bengala Occidentale nei primi di maggio. 
«Uno dei temi da discutere è la tattica adottata nel Bengala, che non ha sortito l'effetto sperato», ha dichiarato uno dei dirigenti del Partito, al quotidiano 'The Hindu' prima della riunione del Comitato Centrale, previsto per metà giugno come menzionato precedentemente. Il partito farà una dichiarazione pubblica  solo il lunedì, il secondo giorno del Comitato Centrale (il 20 giugno, ndt). Un indiscrezione trapela: ci potrebbe essere un ruolo - probabilmente di consulente - per il veterano leader del Partito V.S.Achutanandan attualmente al governo in Kerala.
Così riporta il quotidiano online 'The Hindu'.

Le elezioni in Bengala occidentale e in Kerala

Le elezioni in Bengala occidentale hanno consegnato una perdita di 10 punti percentuali al blocco Fronte di Sinistra in cui sono coalizzati il Partito Comunista dell'India (Marxista), il Partito Comunista dell'India, il Partito Rivoluzionario socialista, il Partito dei Lavoratori dell'India fino al Blocco marxista e al Partito Bolscevico. La perdita di consensi del Fronte di sinistra, che ha conquistato un 38,2% dei voti, capitanato da Surya Kanta Mishra, ha spianato la strada alla coalizione al partito Trinamool Congress con un 5,67% in più dei consensi rispetto alle precedenti elezioni.

La tornata elettorale del Kerala, invece, premia la coalizione capitanata dal Partito Comunista Indiano (Marxista) che conquista il Governo della Regione superando la coalizione del Fronte unito democratico, animata principalmente dall'Indian National Congress

«Sì alla Pace, no alla NATO», la campagna del World Peace Council contro il vertice NATO a Varsavia

Inizia la campagna del WPC, Consiglio Mondiale per la Pace, contro il Vertice NATO l'8 e 9 Giugno 2016 a Varsavia (Polonia). Tratto da In defense of communism. Traduzione a cura del blog.

Con un evento di solidarietà presso il cinema 'Alkyonis', il Comitato Greco per la pace internazionale e la distensione (EEDYE - Greek Committee for International Peace and Detente) ha accolto i membri della Segreteria del Consiglio mondiale per la Pace (WPC - World peace council), che si è riunito ad Atene il 27 e 28 Maggio. L'evento ha visto la partecipazione di Giorgos Marinos, componente del'Ufficio Politico del CC del KKE (Partito Comunista di Grecia), l'ambasciatore di Cuba in Grecia Osvaldo Cobacho Martinez, il console dell'ambasciata di Palestina, come pure i rappresentanti di diversi comitati di pace di tutto il mondo. Il Segretariato del Consiglio Mondiale della Pace si è riunito venerdì con i due principali oratori, tra cui il Presidente del WPC Socorro Gomes e Thanasis Pafilis, Segretario Generale del WPC. All'incontro hanno partecipato rappresentanti provenienti da svariati Paesi, tra cui Brasile, USA, Cuba, Portogallo, Cipro, Palestina, Siria, India, Nepal, Sud Africa, Congo, Polonia, Turchia ed Israele. La questione principale è stata la preparazione del congresso del WPC che dovrebbe tenersi a Sao Luis in Brasile, dal 17 al 20 novembre di quest'anno. Inoltre, il  Segretariato ha pianificato nuove iniziative di azioni anti imperialiste e manifestazioni contro la guerra. Socorro Gomes ha sottolineato, poi, l'importanza della campagna per lo scioglimento della NATO, sottolineando il suo ruolo distruttivo sui popoli. Il picco di questa campagna saranno le attività anti NATO l'8 e 9 giugno, durante il vertice NATO a Varsavia. 

Le liste supportate dai comunisti greci arrivano seconde nelle elezioni studentesche

Per il terzo anno consecutivo gli studenti del PKS, la lista sostenuta dalla KNE (la gioventù comunista di Grecia) è la seconda lista più votata nelle elezioni tenutesi lo scorso 18 maggio, tra i sindacati studenteschi delle università e degli istituti tecnici. In particolare PKS ha ottenuto 13.500 voti a livello nazionale: il 20,46% nelle università e il 23% negli istituti tecnici. In 41 atenei la lista comunista, in sostanza, è la prima realtà politica, scavalcando anche le liste di centrodestra. Le liste promosse dalla KNE, dunque, sono state superate solo da quelle legate a Nea Dimokrathìa che ottengono il 30,27% nelle università e il 25,07% negli istituti tecnici. Emblematico, in tal senso, è invece il risultato delle liste MPLOKO di SYRIZA: 0,94% nelle università e 0,5% negli istituti tecnici, pari a 550 voti a livello nazionale.

Il segretario del CC della KNE, Nikos Ambatelios, ha affermato: «Le migliaia di giovani uomini e donne che hanno sostenuto e dato vita alle liste PKS, costituiscono una forza importante che dovrà essere utilizzata nelle lotte quotidiane».

Dall'Italia arriva la dichiarazione di Paolo Spena, responsabile scuola e università del Fronte della Gioventù Comunista (organizzazione sorella della KNE), che affida le proprie considerazioni ad un articolo su SenzaTregua: «Questi dati, che probabilmente avranno sorpreso quei lettori abituati alle apologie di Syriza che contraddistinguono i tifosi della sinistra nostrana, in effetti stridono non poco con l’immagine di un KKE settario e dogmatico, promossa da una certa sinistra da salotto la cui massima aspirazione odierna è quella di diventare la nuova forza socialdemocratica, sostituendo il “vecchio” centro-sinistra ormai troppo compromesso (esattamente ciò che ha fatto Syriza in Grecia). I risultati ottenuti dai comunisti nelle elezioni universitarie in Grecia, paragonabili ai risultati che il KKE ottiene nelle scuole, nelle fabbriche e nelle elezioni sindacali, sono l’ennesima testimonianza del fatto che un’organizzazione comunista forte e radicata fra le masse non ha nessuna necessità di “annacquare” la propria linea scendendo a compromessi con elementi appartenenti allo schieramento di classe avversario. Al contrario, è proprio grazie alla forza dell’organizzazione, al lavoro quotidiano e militante e alla coerenza politica che contraddistingue i comunisti greci, che diventa possibile sbaragliare persino una “montagna” come Syriza (e il topolino partorito dal suo travaglio, Unità Popolare - Laiki Enotita). Evidentemente, questa montagna è in realtà fatta di cartapesta…»

Solidarietà con i lavoratori e gli studenti in Marocco, la nota del Partito Comunista di Grecia (marxista - leninista)

Riportiamo la traduzione della nota del KKE (m-l) * | Partito Comunista di Grecia (marxista - leninista)

Recentemente, il regime Reale reazionario del Marocco ha intensificato la propria repressione e violenza contro il movimento dei lavoratori in lotta e nei confronti delle proteste studentesche. Condanniamo gli arresti di massa degli studenti, avvenuti a Marrakesh e Meknes, e la loro illegale detenzione. Chiediamo la loro immediata liberazione e inviamo la nostra solidarietà ai detenuti in sciopero della fame in carcere. Il KKE (m-l) Partito Comunista di Grecia (marxista - leninista), supporta la lotta del popolo e della gioventù marocchina contro il dispotismo e la repressione e chiama a raccolta il movimento studentesco e i lavoratori di Grecia affinché esprimano il loro sostegno agli arrestati.





* Il KKE (m-l) ha, nelle recenti elezioni che si sono tenute in Grecia, formato una coalizione con
l'altro Partito Comunista Marxista - Leninista il M-L KKE.
Le azioni dei due partiti sono autonome, come dimostra la seguente nota che non include l'altro partito (M-L KKE), tuttavia entrambe hanno stipulato la 'Alleanza elettorale' (letteralmente 'cooperazione'): εκλογική συνεργασία. L'εκλογική συνεργασία, dunque, alle ultime elezioni, ha raccolto 8.873 voti, pari allo 0,16%.


Cipro, le elezioni in cifre

Il simbolo dell'AKEL
(Ανορθωτικό Κόμμα Εργαζόμενου Λαού
Partito Progressista dei Lavoratori)
Le elezioni nell'isola hanno consegnato un quadro che darà - come facilmente immaginabile - luogo ad un governo di alleanza tra l'Alleanza democratica (Dimokratikos Synagermos) e un'altra organizzazione politica tra le 8 che sono entrate a far parte del nuovo Parlamento. Gli ottanta seggi andranno così distribuiti: 18 ad Alleanza democratica 18; 16 all'AKEL (Partito Progressista dei Lavoratori); 9 al Partito Democratico; 3 al Movimento Socialdemocratico, all'Alleanza civica e al Movimento di solidarietà; 2 alla lista comune tra gli Ecologisti e la Cooperazione Civica e, infine, ancora 2 al Fronte Etnico Popolare, movimento vicino a quello dei neonazisti di Alba Dorata. L'affluenza è stata del 66,7%, in calo del dieci percento rispetto alle scorse elezioni di cinque anni fa.
E' bene ricordare, in ogni caso, prima di andare a snocciolare le cifre delle organizzazioni politiche cipriote, che nell'isola vige un sistema elettorale proporzionale puro con sbarramento all'1,8%.

Le percentuali

L'Alleanza democratica conquista il 30,7% dei voti lasciando per strada il 3,7%, così come il Partito Democratico e il Movimento Socialdemocratico che ottengono rispettivamente il 14,5% e il 6,2% perdendo 1,3% e il 2,8%. L'organizzazione che perde più di tutti è l'AKEL: nonostante il 25,7%, perde sette punti percentuali rispetto alle elezioni del 2011 raggiungeva il 32,7%. Affermazione positiva, poi, per l'Alleanza cittadina (ΣΥΜΜΑΧΙΑ ΠΟΛΙΤΩN) che, alla prima elezione cui ha preso parte, mette in cassaforte un 6%. Più staccati rispetto agli altri il Movimento di Solidarietà (5,2%) e gli Ecologisti (4,8%).


Mp.

Cagliari Città Capitale, l'intervista a Gianluca Collu (ProgReS - Progetu Republica)

Intervista a tutto campo a Gianluca Collu, segretario politico del partito indipendentista ProgRes | Tratto dal blog Pesa Sardigna

Perché ProgReS alle amministrative di Cagliari sostiene l’alleanza “Cagliari Città Capitale”? 
«Il coordinamento regionale di ProgReS Casteddu sta lavorando al laboratorio politico di Cagliari Città Capitale da circa un anno. Assieme alle associazioni civiche Me-Ti, Sardegna Sostenibile e Sovrana, e a un valido e competente gruppo di cittadini si è discusso, redatto e sottoscritto il Patto Costitutivo dove sono delineati i principi e gli obiettivi della nostra coalizione, tra i quali, alcuni dirimenti per noi indipendentisti, come il riconoscimento della nazione sarda e il conseguente diritto all’autodeterminazione, la fine dell’autonomismo e delle alleanze con i blocchi di potere italiano del centrodestra e centrosinistra, la difesa degli interessi dei sardi e della Sardegna. Coerentemente con la nostra linea politica, che non prevede alleanze con i partiti italiani, abbiamo messo al servizio del progetto la nostra visione e le nostre competenze per dare forma a uno spazio politico che permetta anche a chi non è indipendentista di poter lavorare al programma per la città di Cagliari».

Clicca sull'immagine per vedere il video di Gianluca Collu



Quali forze partecipano al progetto “Cagliari Città Capitale”? 
«Le forze che partecipano sono civiche, indipendentiste e ambientaliste. Abbiamo ascoltato e cercato il dialogo con tutte le parti attive della società, con tutti i soggetti politici sardi e le liste civiche, in una città dove gli interessi economici e politici sono ancora fortissimi, questa è la sintesi che è emersa. Il nostro è un laboratorio politico aperto e inclusivo, tutte le sarde e i sardi liberi possono contribuire a costruire per Cagliari una Capitale degna di questo nome, una capitale sarda al centro del Mediterraneo e del mondo. L’alternativa italiana è quella che conosciamo tutti: una mediocre città di provincia, capoluogo di una periferica e isolata regione italiana. Forse neanche questa descrizione rende bene l’idea, se diamo uno sguardo ai media e telegiornali italiani non c’è traccia delle amministrative di Cagliari. Sono altre le città che contano.

Su queste basi abbiamo scelto di sostenere il nostro candidato Sindaco Enrico Lobina, una persona preparata e onesta (merce rarissima di questi tempi), giovane ma con esperienza, pur non provenendo dal mondo indipendentista riconosce la Sardegna come una Nazione, così come riconosce il naturale diritto all’autodeterminazione del nostro popolo. Per questo se devo dare un consiglio ai cagliaritani, soprattutto ai tanti giovani e meno giovani delusi dalla politica e che purtroppo hanno smesso di esercitare il fondamentale diritto di voto, gli suggerirei di informarsi sulle nostre proposte e il nostro orizzonte: non promettiamo favori, promettiamo impegno e serietà. Siamo noi l’unica alternativa credibile ai gattopardi civico-unionisti di centrodestra e agli unionisti-sovranisti di centrosinistra».

La presenza dei Verdi nella coalizione ha suscitato alcune critiche. Puoi chiarire meglio la questione? 
«La questione è molto semplice e trasparente, noi siamo interessati a coinvolgere la parte libera e attiva della società sarda nel nostro percorso di emancipazione nazionale. La struttura federale dei Verdi, attivi un po’ in tutta Europa, fa si, così come accade in Sardegna, che non dipendano da una segreteria romana e abbiano totale autonomia sulle scelte politiche e di alleanza sul territorio. Sono uno spaccato della società sarda con cui possiamo collaborare a queste amministrative. Per aderire al progetto CCC, hanno affrontato un duro dibattito interno, hanno scelto di affrancarsi dall’area del centrosinistra italiano per iniziare un percorso diverso, hanno elaborato un documento dove annunciano il cambio di linea politica, oltre ad aver sottoscritto il Patto Costitutivo di cui sopra. Noi di Progetu Repùblica rappresentiamo l’unico partito della coalizione, a Cagliari siamo l’unico partito sardo non alleato con i partiti italiani, proponiamo un indipendentismo dinamico e di governo che vuole confrontarsi sui progetti. Non ci interessa il ruolo residuale degli antagonisti contro tutto e tutti. Ritengo fondamentale interrompere l’egemonia politica dei partiti unionisti in Sardegna, ma per fare ciò non basta dire semplicemente “cacciamoli via”, serve una strategia. Attualmente gli scenari possibili in un’ottica di governo che parta dalle comunità e arrivi al parlamento sardo sono due: o ci si allea come stampella dei partiti italiani o si crea un’alternativa di governo, forte e credibile. Progetu Repùblica crede nella alternativa nazionale e nella necessità di destrutturare i partiti italiani dall’esterno. La presenza dei verdi sardi nel nostro spazio politico significa esattamente questo».

Gianluca Collu
Senza il vostro partito non si sarebbero raccolte le firme del “fiocco verde” per l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate. Ora la Giunta Pigliaru dichiara chiusa la vertenza entrate e ha annunciato l’istituzione dell’ASE. Cosa ne pensi?
 
«Parlare della Vertenza Entrate e del suo epilogo mi crea un forte disagio misto a un senso di rabbia. Il fiocco verde era un progetto nato con ProgReS nel quale io e tutti gli attivisti del partito abbiamo riposto fiducia, lavoro e impegno. Il disegno di legge che abbiamo presentato nei consigli provinciali, su cui abbiamo raccolto trentamila firme, pur avendo un carattere politico trasversale, era decisamente più ambizioso. Mi fa specie pensare a come hanno chiuso la vertenza condonando, se consideriamo anche il primo famigerato accordo Soru-Prodi, nel complesso nove miliardi di euro allo stato italiano. Hanno accettato il pagamento in comode rate di soli novecento milioni di euro, se penso che un nostro slogan ai tempi della raccolta firme per il disegno di legge era “Itàlia boga sa pilla”. Attualmente l’unica prospettiva sembra quella di istituire una agenzia sarda con competenze di semplice accertamento-vigilanza, in altre parole un nuovo carrozzone politico. Il paradosso è che la giunta Pigliaru, in evidente deficit di popolarità e consensi, si affanna nei toni trionfalistici, definendo questi risultati come dei traguardi epocali. Se sono questi i successi storici per la nostra terra siamo a posto. 

Avete sostenuto pubblicamente la necessità di costruire una “alternativa nazionale sarda”. Puoi spiegarci? 
«È la nostra strategia politica, una linea politica espressa nelle ultime due tesi congressuali. Dopo le ultime elezioni nazionali del 2014, assieme alle associazioni civiche Gentes e Comunidades che avevano dato forma alla coalizione Sardegna Possibile, abbiamo aperto un dialogo con tutti i soggetti politici sardi per pianificare la costruzione di un alternativa che ambisca a governare la Sardegna. Con alcune organizzazioni il confronto è più avanzato, con altre meno ma la volontà comune è di puntare a un progetto condiviso alle prossime nazionali sarde, nel 2019. Vogliamo offrire al nostro popolo una scelta valida, giusta e onesta al di fuori degli schieramenti italiani».

No alla guerra imperialista in Libia, la nota del KKE

Dichiarazione dell'Ufficio Stampa del KKE (Partito Comunista di Grecia) riguardo l'intervento in Libia | Traduzione dal Greco del blog 'In defense of Communism'
Traduzione dall'inglese all'italiano a cura dell'Internazionalismo

Cosa sta accadendo nel Mediterraneo? Si sta preparando un nuovo intervento imperialista in Libia? Qual è l'obiettivo dell'esercitazione NATO 'Phoenix Express 2016'? Qual è il ruolo, a tal proposito, della base militare di Souda (Creta)? Qual è lo scopo della NOTAM, rilasciato sotto la responsabilità del governo Greco - assieme a Italia e Malta - per la chiusura degli spazi aerei per i velivoli provenienti dalla Libia e la ricezione dei velivoli NATO nello spazio aereo della Grecia? Il Governo Greco è obbligato a dare risposte concrete.
Il KKE (Partito Comunista di Grecia) condanna ogni intervento in Libia e chiede la non partecipazione della Grecia ai piani euroatlantici. L'argomentazione per cui i jihadisti sarebbero di fronte all'Europa, i quali sono una creatura degli Stati Uniti e dei loro Alleati, è la pretesa che consiste nella giustificazione delle guerre. La guerra imperialista in Siria e in Libia dal 2011 ha aggiunto benzina sul fuoco nel Nord Africa e nel Medio Oriente, e  ha fatto sì che ci fossero migliaia di morti e feriti, oltre a sradicare migliaia di persone dalle loro case. Il governo SYRIZA-ANEL avrà nuove e pesanti responsabilità, data l'intenzione di trascinare il nostro Paese in un altro massacro in Libia per gli interessi dei grandi monopoli.

'Questione migranti', la posizione del Partito Comunista di Malta

Riportiamo la traduzione della nota del Partito Comunista di Malta sulla questione migranti 

Il Partito Comunista di Malta fa appello alla classe politica e ai media indipendenti affinché si dia importanza alla questione dei migranti a Malta. Il Partito sostiene l'iniziativa presa dalle comunità migranti di organizzare una protesta pacifica per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla loro precaria condizione. In una nota del Partito Comunista dell'Isola di Malta si legge: «Per quel che riguarda l'immigrazione ci sono seri problemi, come il diritto di cittadinanza per quei bambini nati sul suolo Maltese, il diritto ad un futuro sicuro, un lavoro dignitoso e il diritto alla parità di trattamento. Questioni che dovrebbero essere poste all'ordine del giorno nazionale». Il Partito ha aggiunto, inoltre: «un buon governo non è solo quello he lotta contro la corruzione, ma anche quello che che si carica della responsabilità di soddisfare le esigenze delle persone della propria realtà, in particolare i più vulnerabili, come gli immigrati»

Verso il X Congresso del PCPE: Rafforzare il Partito, organizzare la Rivoluzione

Riportiamo la traduzione dell'intervista ad Ástor García, contattato da 'El Comunista' periodico del Partito Comunista Messicano. García, componente del Comitato Esecutivo del CC del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) * fa il punto della situazione vista l'imminente scadenza del congresso del Partito. La traduzione è a cura di Resistenze.org

* Il PCPE riconosce il diritto all’autodeterminazione dei popoli e possiede una struttura di affiliazione ai partiti comunisti dei popoli all'interno della Penisola Iberica che hanno intrapreso tale percorso e che fanno parte, dunque, di Nazioni senza Stato, ad esempio, delle Canarie, del Paese Basco e della Catalogna. Fanno parte del PCPE, e vi partecipano in tutto e per tutto, il Partido Comunista del Pueblo Canario (Partito Comunista del popolo delle Isole Canarie), il Partit Comunista del Poble de Catalunya (Partito Comunista del popolo di Catalogna) e l’organizzazione Euskal Komunistak (Comunisti Baschi). Allo stesso modo il PCPE in Galizia era organizzato – fino al 2008 – con il Partido Comunista do Povo Galego (Partito Comunista del Popolo Galiziano)


Compagno Ástor, siamo alla vigilia del X Congresso del PCPE, qual è l'agenda del dibattito e le principali tesi poste alla valutazione della militanza? 
«Questo Congresso ha come obiettivo fondamentale quello di approfondire la linea segnata dal IX Congresso, che abbiamo svolto nel 2010, chiarificando aspetti che in quel momento avevano un minor sviluppo, o semplicemente si annotarono, e affinandone altri sulla base dei validi insegnamenti che ci ha offerto l'esperienza pratica degli ultimi cinque anni e mezzo. 

Stiamo discutendo tre tesi e la riforma degli statuti. Nella prima tesi affrontiamo il quadro internazionale della lotta di classe, nella seconda ci concentriamo sulla situazione in Spagna e nella terza affrontiamo la sfida di rafforzare il PCPE in tutte le sfaccettature affinché possa compiere adeguatamente il ruolo di partito di avanguardia della classe operaia nel nostro paese. Una delle chiavi è in quella che denominiamo la svolta operaia, ossia, collocare la classe operaia al centro della strategia politica, unificare e sistematizzare il lavoro della nostra militanza tra la classe operaia, specialmente nei luoghi di lavoro e nelle grandi concentrazioni industriali, dove l'organizzazione comunista deve esser presente, dove aspiriamo a organizzare delle cellule i impresa. Siamo nelle condizioni di iniziare a chiudere la nefasta tappa che, per il comunismo spagnolo, ha aperto il Comitato Centrale del PCE celebrato a Roma nel 1976, che ha smantellato le cellule di impresa per impiantare i raggruppamenti, cosa che non fu altro che l'espressione organizzativa del revisionismo eurocomunista. Inoltre è importante sottolineare che una parte dei dibattiti si stanno dedicando al nostro lavoro di massa, intendendo che il Partito deve impegnarsi a fondo nella lotta delle masse operaie e popolari, che per ogni settore sociale bisogna definire una tattica adeguata di intervento e che il lavoro del Partito deve svilupparsi con una linea unica che si dovrà applicare creativamente in ogni luogo secondo le condizioni specifiche della lotta. La sfida che assume il PCPE, che non è altro che il rovesciamento del potere borghese e lo stabilimento del potere operaio, di iniziare a costruire il socialismo-comunismo, ci obbliga in questo momento particolare ad approfondire con rapidità la nostra unità politica, organizzativa e ideologica. 
Il simbolo del PCPE - Partito Comunista dei Popoli di Spagna

Questo si deve fare sulla base del centralismo democratico, dando nuovi passi nel rafforzamento del lavoro del Comitato Centrale, rendendolo più bolscevico, se mi permetti l'espressione, più professionale nel senso leninista, superando definitivamente ogni residuo di lavoro artigianale e ogni spirito di circolo. Qui risiede l'idea centrale di questo X Congresso, ciò che segna i dibattiti. Non possiamo permetterci il lusso di rinviare questi compiti né di compiere passi indietro, questo sarebbe molto grave per la lotta della classe operaia nel nostro paese». E' molto chiaro che c'è un processo di ascesa del PCPE ed è evidente che questo si deve al salto che hanno significato le tesi politiche del IX Congresso». 

Puoi ricapitolare quale è stato l'agire politico del PCPE fino a questo nuovo Congresso? «Effettivamente, il IX Congresso è stato un avanzamento importantissimo, direi quasi storico. Questo perché ha definito con nitidezza l'obiettivo storico del socialismo-comunismo, senza tappe precedenti o intermedie tra il potere borghese e il potere operaio. Dicevamo allora, e lo continuiamo a sostenere, che la rivoluzione in Spagna sarà socialista. 

Questo comportava, conseguentemente, di riformulare la politica di alleanze, superando la stretta concezione dei patti tra organizzazioni politiche per aprire la prospettiva dell'alleanza sociale tra la classe operaia e i settori popolari. 
Questa formulazione adesso la stiamo completando dandogli maggior contenuto, differenziando ad esempio come deve esser il nostro lavoro in condizioni non rivoluzionarie e come dovrà esser nelle condizioni in cui si giunge alla crisi rivoluzionaria. In questa alleanza sociale è la classe operaia quella che ha il ruolo centrale, e per avanzare nell'unità della classe, dai centri di lavoro principalmente, dobbiamo sviluppare rapidamente l'obiettivo strategico che sono i Comitati per l'Unità Operaia (CUO), e questo combinato con l'intervento diretto dei e delle comunisti/e nelle principali lotte operaie. Dall'altra parte, il IX Congresso ci ha permesso anche di rafforzare la lotta ideologica, sviluppare maggiormente la nostra indipendenza delle posizioni ideologiche, non solo, ad esempio, per una difesa più completa delle esperienze di costruzione nell'URSS e altri paesi, ma anche per affrontare fenomeni come il 15M da una prospettiva di classe o per apportare dibattiti che oggi sono fondamentali per il Movimento Comunista Internazionale, come la questione della multipolarità o la posizione contro le alleanze interstatali imperialiste. 

Dopo il IX Congresso è stato chiaro a tutti qual è l'obiettivo strategico del PCPE: il rovesciamento del potere borghese da parte della classe operaia e i suoi alleati, la costruzione del potere operaio e popolare e l'organizzazione di uno Stato socialista in Spagna». Noi, dal Messico, abbiamo alta stima dell'apporto politico-ideologico che ha significato il IX Congresso, ed è evidente che questa teoria rivoluzionaria è il quadro dello sviluppo contemporaneo del PCPE, vogliamo riconoscere il suo contributo alla teoria comunista, che permette di connettere il comunismo con la classe operaia. Puoi fare un sunto delle lotte operaie in cui sono intervenuti i comunisti con questa nuova politica? «Negli ultimi anni ci sono state in Spagna centinaia di lotte operaie, di dimensione e impatto diverso, in cui siamo sempre stati impegnati, cercando di elevare la coscienza della classe e il livello della lotta. Per far degli esempi, posso parlare del caso della lotta dei minatori nelle zone delle Asturie e León, dove la nostra militanza ha svolto un ruolo dirigente in alcune imprese come la Coto Minero del Cantábrico (Asturie) e la Hullera Vasco-Leones (León), tra le altre. Come frutto di queste lotte, fondamentalmente per la difesa dei posti di lavoro nel settore, oggi contiamo due consiglieri comunisti nel Municipio di Degaña e il prestigio del Partito tra la classe operaia e la popolazione delle regioni minerarie è aumentato molto. Pongo questo esempio perché forse è il più illustrativo, ma sono state molte le lotte in cui siamo stati implicati, come nei trasporti ad Alicante, Coca-Cola a Madrid, Supermercati Maya nelle Canarie, Panrico in Catalagna, i settori della ristorazione e pulizie in Andalusia, Laminaciones Arregi nel Paese Basco… di fatto nel 2014 abbiamo realizzato a Madrid un importate incontro operaio dal titolo "Unire le lotte per organizzare vittorie" nel quale abbiamo riunito centinaia di persone, e questo è servito come espressione di questa svolta operaia che commentavamo prima che concentra il fuoco della nostra attività nella lotta della classe operaia».

In quali altri settori popolari si muove il PCPE? 
«Prima commentavo che nel IX Congresso abbiamo superato la vecchia concezione delle alleanze come alleanze politiche, quello che chiamavamo il Fronte di Sinistra. Da allora concepiamo le alleanze come alleanze della classe operaia nella lotta per il potere e la costruzione del socialismo-comunismo in Spagna. 

Questa politica di alleanze si dirige verso i settori popolari in funzione della posizione che occupano nella produzione sociale, in funzione del suo grado di antagonismo con i monopoli. Pertanto, e partendo dall'assoluta priorità del movimento operaio, il Partito lavora per conformare una alleanza sociale tra la nostra classe operaia e i settori popolari formati dai lavoratori e lavoratrici delle campagne, gli ampi settori di professionisti e lavoratori autonomi che formano gli strati medi e i settori più deboli della piccola borghesia. Inoltre, e questo per la sua speciale posizione nella società capitalista, ci rivolgiamo alle donne e alla gioventù lavoratrice e di estrazione popolare, il cui concorso nella lotta è imprescindibile per poter trionfare. 

Sotto la direzione operaia, questi settori devono forgiare una alleanza sociale contro il potere capitalista, avanzando nella formazione di un fronte operaio e popolare che intenda, in condizioni rivoluzionarie, disputare il potere al blocco oligarchico-borghese, rovesciare le forze capitaliste e instaurare il potere operaio e popolare.
Il nuovo logo dei CJC
Un esempio recente e di successo di questa linea di lavoro è la costituzione del Fronte degli Studenti, con un ruolo molto importante della militanza studentesca dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), che sono stati in prima linea nella lotta in numerosi centri di studio e sono stati protagonisti degli scioperi studenteschi di marzo e aprile scorso. Questa è l'agenda, stiamo gettando le basi affinché nel prossimo periodo sia possibile rafforzare l'organizzazione e la combattività di tutti i settori sociali che oggettivamente sono interessati a un'alleanza con la classe operaia secondo una una linea anti-monopolista». 






Registriamo anche un rafforzamento dei CJC, espresso per di più nel loro ultimo Congresso; come contribuiscono i giovani comunisti al rafforzamento del PCPE? 
«Certamente, i CJC sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, sviluppando un buon lavoro di massa, specialmente nell'ambito studentesco che abbiamo già commentato. I CJC sono una magnifica cantera di quadri comunisti che hanno una evidente fermezza politico-ideologica, che ha permesso di mantenere e sviluppare una organizzazione giovanile che non si lascia ingannare nonostante che la gioventù del nostro paese sia vittima di una fortissima campagna ideologica, veicolata attraverso la nuova socialdemocrazia e l'opportunismo (il 15M, Podemos, ecc.) che vuole allontanarla dalla lotta sociale e incorporarla al sistema. Voglio sottolineare anche il forte impulso che i CJC hanno dato nel lavoro internazionale negli ultimi anni, moltiplicando le loro capacità e interventi, potenziando il loro lavoro in Europa e nel quadro della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, ma anche cooperando più strettamente con altre organizzazioni sorelle, come la FJC (Federazione dei Giovani Comunisti del Messico). Frutto di un lavoro di anni, possiamo dire che i CJC garantiscono la promozione di quadri al Partito, che sono una via di crescita importante per il PCPE e che offrono quadri formati nel marxismo-leninismo e con esperienza di lotta che il Partito deve cogliere». 

Il PCPE è un esempio di come affrontare l'opportunismo/revisionismo/riformismo risalendo a un processo così disgregante come l'eurocomunismo; oltre a confermarsi come opzione per il proletariato spagnolo, il PCPE è un bastione importante del movimento comunista internazionale. Come valutate succintamente la situazione internazionale? 
«Dal nostro punto di vista la situazione è molto grave. Dal trionfo della controrivoluzione nei paesi socialisti europei, con l'URSS in testa, la situazione della classe operaia internazionale non ha smesso di peggiorare. L'imperialismo sta configurando un mondo caratterizzato da una crescente interdipendenza economica diseguale tra paesi, dove il grado di sfruttamento della classe operaia si sta elevando drammaticamente e l'acutizzazione delle contraddizioni inter-imperialiste moltiplica il pericolo di una guerra generalizzata. 

Voglio espressamente segnalare che una della questioni che stiamo discutendo nel processo congressuale è precisamente come noi comunisti possiamo approfittare, a beneficio della lotta rivoluzionaria, di queste contraddizioni tra le potenze e le alleanze imperialiste. Non è un dibattito solo nostro, si sta svolgendo nell'insieme del Movimento Comunista Internazionale ed è essenziale. Purtroppo, stiamo vedendo come una parte del nostro movimento stia cadendo nella trappola di pensare che alcune potenze imperialiste sono migliori di altre o, detto in altro modo, sono "un male minore". 

Per noi, questa analisi conduce inevitabilmente, se mi permetti il parallelismo, alla firma di nuovi crediti di guerra, a convertirsi nel vagone di coda della socialdemocrazia, vecchia e nuova. Condividiamo pienamente questa idea con altri Partiti come il PCM (Partito Comunista del Messico), sull'importanza della lotta politica e ideologica contro le posizioni revisioniste e sulla necessità del rafforzamento del fronte ideologico contro ogni tipo di opportunismo, che per noi deve esser una costante di ogni Partito Comunista».

Quali sono le priorità del PCPE nel movimento comunista internazionale? 
«Nello scenario che ho appena descritto, assume maggiore forza un'idea che noi abbiamo sempre sostenuto e che ci sembra fondamentale: la necessità di un maggiore coordinamento comunista internazionale. Mai abbiamo nascosto che il nostro orizzonte ideologico in ambito internazionale è il recupero dell'Internazionale Comunista, perché la tendenza dell'imperialismo alla reazione può variare nelle sue espressioni da un paese all'altro, ma gli elementi essenziali che caratterizzano l'attacco contro la classe operaia e i settori popolari sono presenti attorno a ogni organizzazione comunista. 

Ma per poter recuperare l'Internazionale, prima bisogna compiere una serie di passi, ed è essenziale procedere all'unificazione ideologica e politica del MCI sulle basi del marxismo-leninismo, combattendo duramente affinché i dibattiti nel MCI si indirizzino nell'ottenere una posizione che sia la più unificata possibile di fronte a fenomeni che sono di importanza cruciale per la classe operaia mondiale, tali come la caratterizzazione dell'imperialismo come sistema, e non come politica estera di una o l'altra potenza, le contraddizioni inter-imperialiste e la guerra, la politica di alleanze e la via rivoluzionaria come via per la presa del potere politico per la classe operaia. Concretamente, per quanto riguarda gli Incontri Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP), per noi continuano ad essere uno spazio di somma importanza per poter incanalare alcuni dibattiti, ma manca un calendario definito e bisogna porre fine ad alcune pratiche dilatorie che non aiutano in assoluto. 
Il banner del decimo congresso del Partito Comunista dei Popoli di Spagna

Ma gli IMCWP non sono il nostro unico ambito di azione internazionale e siamo particolarmente sostenitori del massimo potenziamento di altri meccanismi che già esistono, a livello ideologico (la Rivista Comunista Internazionale) e a livello regionale europeo (la Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai e l'Incontro Europeo dei Partiti Comunisti e Operai). Inoltre siamo sicuri che sarebbe molto positivo se in altri abiti regionali, come l'America, sorgessero dinamiche simili, che senza dubbio aiuterebbero ad avere un maggior approfondimento nei dibattiti e nell'attività congiunta. 

E nemmeno dimentichiamo la cooperazione a livello bilaterale, che ci sta dando buoni risultati e nella quale stiamo avanzando molto con alcun partiti che, per ragioni storiche, geografiche e politiche sono vicini all'esperienza dei comunisti di Spagna, come è il PCM, con cui condividiamo molte cose a livello internazionale». 

Parliamo della quotidianità di un comunista in Spagna, cosa si studia, come si svolge la formazione dei quadri e la specializzazione per i fronti e le aree di lavoro? 
«Della pianificazione del lavoro formativo e ideologico del Partito s'incarica l'Area Ideologica del nostro Comitato Centrale, cui responsabile è il compagno Raúl Martínez. Dal 9° Congresso fino ad oggi si è sviluppato un importante sforzo in questo ambito. Il PCPE si è dotato di un Sistema di Scuole di formazione per livelli, raggruppando le nostre organizzazioni territoriali in quattro Scuole che realizzano un corso annuale che affronta lo studio di differenti aspetti del marxismo-leninismo e anche altre tematiche necessarie in funzione del momento e delle priorità nella lotta decise dal Comitato Centrale. Dopo lo sviluppo di questi corsi territoriali, ogni organizzazione deve portare questi contenuti nel suo ambito d'azione, ponendo i materiali di studio a disposizione delle cellule. Si sviluppa inoltre anche un corso annuale della Scuola di Quadri del Partito, con l'utilizzo di unità didattiche dedicate allo studio in profondità del marxismo-leninismo. In questi corsi partecipano i compagni che sono stati nominati quadri del Partito, con un programma di letture che si sviluppa lungo vari mesi, appoggiandosi a un sistema di tutorials organizzati dall'Area Ideologica, concludendo il corso con una serie di presentazioni alle quali partecipano i quadri di tutto il paese che hanno realizzato il corso. Negli ultimi tempi, nel quadro della lotta politica-ideologica, sono stati promossi studi specifici per rafforzare il fronte ideologico. Ad esempio, di fronte alla nascita di Podemos, si è promossa l'elaborazione di una serie di articoli specifici, a carico di vari quadri del Partito, diretti ad analizzare il fenomeno della nuova socialdemocrazia. 

Questi articoli sono stati pubblicati nella serie "Combattendo la nuova socialdemocrazia" e successivamente sono stati riportati in un numero dedicato di Propuesta Comunista, contribuendo così anche alla formazione della nostra militanza e allo sviluppo della lotta ideologica. Altra sfida che abbiamo affrontato negli ultimi tempi, e che era un compito pendente, è il lavoro editoriale del Partito. 

Durante questo mandato congressuale abbiamo pubblicato, congiuntamente con i CJC, i due primi tomi delle Opere Complete di Stalin, esaurite in Spagna; inoltre altre pubblicazioni specifiche, sono state realizzate da Editorial Unidad y Lucha, che ha pubblicato lo scorso anno il libro "I comunisti nella resistenza nazionale repubblicana" del nostro storico compagno Juan Ambou, che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in Messico. 

Il lavoro e la lotta ideologica è una priorità per il PCPE. In un paese dove tanto danno hanno fatto le posizioni del revisionismo eurocomunista, è imprescindibile mettere in piedi una solida formazione marxista-leninista. Come ha segnalato a suo tempo Lenin, senza teoria rivoluzionaria non ci può esser una pratica rivoluzionaria».

Nel PCM nutriamo un affetto molto grande per il PCPE, una fraternità immensa. Vuoi rivolgere alcune parole ai militanti del PCM e della FJC? 
«Compagno, il sentimento è reciproco. Seguiamo con molta attenzione lo sviluppo del PCM e della FJC e siamo molto orgogliosi della fraternità che c'è tra di noi, che inoltre vogliamo approfondire ancora di più. Gli attacchi che avete ricevuto li abbiamo considerati come fatti a noi stessi, e i progressi del vostro Partito aiutano anche noi ad avanzare. Ogni giorno si dimostra che la fraternità, la solidarietà e l'internazionalismo non sono retorica tra i comunisti messicani e spagnoli».

Atene, il PAME in presidio presso l'Ambasciata Francese


Nella giornata di ieri, giovedì 26 Maggio, una delegazione del PAME, della Federazione Sindacale Mondiale e del MAS, ha manifestato di fronte l'ambasciata francese di Atene. L'azione era volta ad esprimere la solidarietà dei lavoratori, della gioventù di Grecia e della Federazione Sindacale Mondiale con la lotta dei lavoratori in Francia. L'Ambasciata Francese, in una risposta provocatoria alla manifestazione, ha rifiutato di incontrare i rappresentanti dei sindacati presenti al presidio che sono stati accolti dal capo della sicurezza dell'Ambasciata. La delegazione ha condannato questo comportamento dell'Ambasciata, in conformità con le intimidazioni e le minacce del Governo Francese, al fine di spezzare lo spirito militante degli scioperanti.
Il PAME, dunque, esprimendo la solidarietà con la lotta dei lavoratori francesi, ha scritto, in una lettera: «Uniamo le nostre voci con i nostri compagni francesi e chiediamo il ritiro del pacchetto di "riforme" 'El Khomri'. Denunciamo le intimidazioni, le minacce e gli attacchi contro i lavoratori in lotta. Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti i lavoratori  che scendono per le strade a fianco ai sindacati afflitti alla Federazione sindacale mondiale che hanno un ruolo principale nelle mobilitazioni di questi giorni»

Intervista a Kemal Okuyan, primo segretario del Comitato Centrale del KP, Partito Comunista di Turchia

Sugli sviluppi in Turchia, sull'attività dei comunisti, sulle difficoltà ma anche sul potenziale esistente, riportiamo l'intervista con il compagno Kemal Okuyan, Primo segretario del Comitato Centrale del KP - Partito Comunista di Turchia. Intervista  realizzata dal quotidiano del KKE 'Ryzospastis' e tradotta in inglese dal blog communismgr.blogspot.it poi tradotta in italiano da Resistenze.org

Qual è la realtà politica e socio-economica in Turchia? 
«Sappiamo delle persecuzioni contro i membri del partito e contro di lei personalmente. Come ha reagito il Partito? La Turchia sta attraversando una lunga e profonda crisi politica che, per il momento, non comprende la crisi finanziaria, sebbene l'economia turca sia molto fragile, con la dissoluzione della proprietà pubblica e il continuo attacco ai diritti della classe operaia, mentre c'è un'enorme perdita della ricchezza ed un gran numero di investitori stranieri. Il governo porta avanti un attacco sociale generale, che comprende quello contro i curdi e le forze laiche che si oppongono al fondamentalismo religioso. E, naturalmente, noi comunisti siamo il bersaglio eterno e permanente. Sono in corso attacchi contro le nostre sedi, contro i membri del nostro Partito mediante l'accusa di aver ingiuriato il Presidente Erdogan. Io personalmente sono stato portato a giudizio in tre differenti processi (uno è iniziato il 5 maggio, ma è stato rinviato per il prossimo settembre). Il Partito ha deciso di intensificare la battaglia e la lotta politica»

Quali sono le priorità del Partito in questo periodo? 
«Prima di tutto, stiamo cercando di guidare la battaglia contro l'ulteriore islamizzazione del paese. C'è un grande malcontento popolare ed il nostro scopo è quello di fornirgli un orientamento di classe. Le connessioni del cosiddetto Islam politico con gli attacchi alla classe operaia sono anche più chiare ed oggi appare più agevole per noi dimostrarlo nei luoghi di lavoro. Il secondo scopo prioritario è quello di costruire le organizzazioni del Partito nei luoghi di lavoro, ed il terzo è quello di intensificare la formazione dei nostri membri a tutti i livelli durante questo periodo caotico. Siamo ancora deboli, ma il Partito si sta sviluppando ad un ritmo veloce». 

Come può gestire il movimento popolare la divisione esistente tra forze religiose e laiche? Come intervengono le forze con orientamento di classe e qual è il loro impatto? 
«E' vero che le masse dei lavoratori sono divise nel loro atteggiamento nei confronti delle forze politiche islamiche. Questa non è l'unica linea di divisione, ci sono anche le divisioni etniche, ma tuttavia, la tensione tra le forze laiche e l'islam politico non ha niente a che fare con la personale fede. Sono più che altro la lotta per i diritti delle donne lavoratrici contro il tentativo di escluderle dalla vita sociale. La lotta per i diritti sociali ed economici della classe operaia contro lo sforzo di sostituire le conquiste sociali con meccanismi di carità. La lotta per l'educazione scientifica libera e pubblica contro il sistema di educazione religiosa. Per una sanità pubblica e gratuita contro il sistema sanitario privato ed antiscientifico che gli imam hanno iniziato ad utilizzare oltre i dottori. E', anche, la lotta contro la legalizzazione dell'oscurantismo dello "Stato Islamico", di "Al Nusra" e delle altre organizzazioni criminali che hanno migliaia di membri anche Turchia, i quali sono pronti a combattere contro la classe operaia e contro i comunisti. Il Partito Comunista è contro l'idea di un fronte comune contro l'islam politico che includa socialdemocratici, liberali o il movimento curdo. Per noi, è questione più importante unire le lotte contro il fondamentalismo religioso alle lotte contro la borghesia che incamera significativi vantaggi dalla cosiddetta islamizzazione. In questa direzione noi abbiamo indetto manifestazioni e raduni perché le classi popolari inizino a comprendere il legame tra l'islam politico ed il capitalismo. Le potenzialità e la necessità di creare un movimento della classe operaia esistono. Questa è l'unica via per organizzare i lavoratori che subiscono l'influenza delle dottrine religiose ma principalmente subiscono l'autoritarismo della politica e lo sfruttamento capitalista». 

Noi vediamo il ruolo delle potenze imperialiste e del governo Turco nella regione. Crede che sia possibile uno scontro generalizzato? Come può tutto questo influenzare le relazioni greco-turche e, per esempio, la situazione nell'Egeo?
«Nessuno esclude uno scontro generalizzato. Naturalmente, ci sono segni che dimostrano come le linee fondamentali di questo scontro siano quelle della NATO contro la Russia, degli USA contro la Cina. Non possiamo ancora saperlo, ma questi sono i due maggiori fronti. Entrambe le leadership, sia della Russia che degli USA, vanno verso questa direzione. Da un lato, possiamo dire che il governo turco ha perduto l'iniziativa in quello che noi chiamiamo "neo-ottomanismo". Infatti le aspirazioni turche in Siria non sono state portate avanti. Ci sono ulteriori contraddizioni tra Erdogan e gli USA, come con l'UE. Queste potenze sembrano volere la sostituzione di Erdogan con qualcuno di più adatto e prevedibile, ma egli sembra comunque conservare il suo potere, ancora avendo le proprie carte, il potere elettorale, il supporto dei settori più potenti del capitale, l'abilità di manovrare e trovare alternative (il caso del Primo Ministro Davitoglu e della sua rimozione dall'incarico è peculiare). In realtà, la Turchia ha problemi coi curdi e la gran parte dell'esercito è impegnato su questo fronte, sebbene sia focalizzato sui confini siriani. Naturalmente, gli antagonismi tra il capitale turco e quello greco e le ideologie nazionalistiche costituiscono sempre una pericolosa base per uno scontro tra le due nazioni. Per esempio, vediamo le crescenti tensioni nella regione dell'Egeo e, certamente, la nostra posizione è nella direzione internazionalista di classe a favore della lotta comune dei popoli delle due nazioni».

Incontro bilaterale Corea del Nord - Cuba


Il generale dell’Esercito Raul Castro, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, ha ricevuto, nel tardo pomeriggio di Martedì scorso 24 Maggio, Kim Yong Chol, componente del’Ufficio Politico del Partito del Lavoro di Corea. In un clima fraterno, entrambe le parti hanno confermato l’interesse di continuare ad approfondire e consolidare le relazioni storiche che hanno legato (e legano) i due partiti, i due governi e i due popoli. L’omologo Coreano (anch’egli vice presidente del CC del Partito del Lavoro di Corea) è stato accompagnato dai compagni Kim Jong Sik, Ri Yong Chol e Pak Chong Yul, quest’ultimo ambasciatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea presso l’isola caraibica. Per Cuba erano presenti Jose Ramon Machado Ventura, secondo segretario del CC del PCC; Salvador Valdes Mesa, componente dell’Ufficio Polito del CC del PCC e Jose Ramon Balaguer Cabrera, Capo del Dipartimento delle Relazioni internazionali. Prima di questo incontro, il leader coreano ha riferito circa i risultati del VII Congresso del Partito del Lavoro di Corea ed è venuto - altresì - a conoscenza di quanto stabilito nei dispositivi finali del VII Congresso del Partito Comunista di Cuba

La risposta operaia e di massa alla nuova mostruosa legge del governo Syriza-Anel


Lo spezzone del PAME 
Migliaia di lavoratori ad Atene e in altre città hanno risposto all'appello del PAME e hanno manifestato contro il nuovo inaccettabile disegno di legge antipopolare, che il governo Syriza-Anel ha portato al Parlamento per essere sottoposto al voto nel fine settimana del 21-22 maggio. Questa legge mostruosa prevede aumenti dell'IVA su una serie di beni (dal 23 al 24%) e sul carburante, impone nuove tasse indirette, aumenta le imposte sugli agricoltori, aumenta le tasse sulla casa, crea un nuovo super-fondo per le privatizzazioni in preparazione della cessione al capitale dei trasporti e di quasi tutte le infrastrutture di proprietà dello stato. Apre la strada al sequestro e alla vendita all'asta di case che appartengono alle famiglie popolari. 
Crea un meccanismo automatico di emergenza per tagliare la spesa, vale a dire la riduzione automatica degli stipendi, delle pensioni, delle prestazioni sociali e delle altre spese, se gli obiettivi fiscali del bilancio dello Stato e dei memorandum non vengono raggiunti. Allo stesso tempo, si prevedono nuove provocatorie esenzioni fiscali e condizioni favorevoli per il capitale. 
Quindi, i fondi stanziati per le imprese vengono esentati dal "meccanismo di contingenza" mentre vengono stabilite nuove agevolazioni fiscali per gli industriali. In sostanza, si tratta di un nuovo 4° memorandum di 7.500 pagine, che il "governo della sinistra" ha tentato di far passare in sordina, con le procedure di emergenza del fine settimana. Non è un caso che la SEB (Federazione ellenica delle imprese) ha lodato il disegno di legge, mentre i lavoratori hanno dimostrato contro. Le proteste popolari sono state immediate, con uno sciopero di due giorni dei trasporti pubblici e manifestazioni organizzate dal PAME in tutto il paese. La manifestazione centrale si è svolta ad Atene la sera del 22/5 al momento in cui il disegno di legge era stato votato. 
Il Segretario generale del CC del KKE, Dimitris Koutsoumpas, ha rilasciato la seguente dichiarazione ai media durante il raduno: «A nome del KKE, il messaggio che invio in questo momento da piazza Sintagma, insieme agli operai che stanno dimostrando, è che il popolo greco non deve aspettarsi nulla dalle varie procedure parlamentari, da questo Parlamento, ma deve organizzare la sua lotta proprio ora e in modo ancora più dinamico, organizzare la sua alleanza popolare e combattere fino a quando tutte queste politiche antipopolari saranno sconfitte nella loro interezza».

Il Partito Comunista del Venezuela contro l'aggressione imperialista e fascista


Il Partito Comunista del Venezuela ha annunciato la sua ferma volontà di difendere le conquiste del popolo contro l'aggressione fascista in corso nel Paese.
Il PCV continua a denunciare la multiforme aggressione imperialista contro il Venezuela e l'America Latina, chiamando in causa il governo degli Stati uniti e le destre. Chiama il popolo ad attivarsi per la difesa e le conquiste ottenute in questi quindici anni e le lotte contro il fascismo, la corruzione.
Così è stato annunciato da Abreu, Segretario Nazionale del CC del Partito Comunista Venezuelano.

Qui, il video diffuso dal blog del PCV


Il KP inaugura una nuova sede ad Istanbul

Il Partito Comunista di Turchia inaugura una nuova sede a Besiktas, quartiere della capitale Istanbul.
L'iniziativa di inaugurazione della nuova sede comunista ad Istanbul ha coinvolto un gran numero di militanti che, impegnati nella diffusione del materiale di propaganda del partito, hanno popolato strade e mercati del quartiere e «dopo un breve discorso sulla main street 'Çırağan caddesi', gli attivisti si sono spostati nella nuova sede del Partito».




Le nuove basi NATO in Romania e in Polonia sono una minaccia per la Pace

World federation of traid unions

Tradotto da resistenze.org

La Federazione Sindacale Mondiale (FSM) condanna le azioni della NATO per la creazione di nuovi sistemi anti-missile a Deveselu-Romania e presto anche in Polonia.


Con queste mosse aggressive, gli imperialisti americani e i loro alleati mettono i lavoratori e i popoli di una vasta regione in pericolo di guerra.



L'aggressività degli imperialisti conferma la valutazione del movimento sindacale con orientamento di classe, cioè che la profonda crisi capitalista incrementa la competizione inter-imperialista per il controllo dei mercati e la creazione di nuove frontiere, nuove sfere d'influenza e nuove rotte per le reti dell'energia. La Classe Operaia Mondiale chiede ai governi di Romania, Polonia e a tutti i governi di arretrare da questi pericolosi piani. La storia ha dimostrato che le conseguenze di tali azioni hanno sempre colpito i lavoratori e i popoli.



La posizione della FSM per la dissoluzione immediata della NATO, oggi è di priorità immediata per il movimento sindacale internazionale.

Turchia, il lavoro politico del Partito Comunista e la presenza nei cortei del Primo Maggio

Traduzione della nota stampa del Partito Comunista di Turchia (KP) sul lavoro politico che ha portato ad esprimere una rilevante presenza ai cortei per le celebrazioni del Primo Maggio

Il Partito Comunista della Turchia (Komünist Parti) ha celebrato la festa dei lavoratori, primo maggio, nei giorni in cui si fa fatica a costruire il futuro del Paese, in cui prevale il buio integralista. 

Il KP aveva chiamato a raccolta la classe operaia della Turchia per farla aderire al partito contro i settori fondamentalisti, imperialisti, capitalisti e dittatoriali.
In risposta alla chiamata, le masse si sono riunite sotto le fila del partito comunista a Istanbul, Ankara, Izmir, Samsun, Eskişehir, Edirne, Çanakkale e Mersin.
Alle manifestazioni del Primo Maggio, infatti, il Partito Comunista ha visto il frutto dei risultati del recente lavoro politico, che ha fatto sì che i cortei del KP siano stati i più partecipati e più grandi  delle manifestazioni del Primo Maggio, in ogni città in cui il partito ha partecipato. Il KP è stato rappresentato, inoltre, anche in Germania e in altre città d'Europa nelle celebrazioni del Primo Maggio.





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