Intervista a Kemal Okuyan, primo segretario del Comitato Centrale del KP, Partito Comunista di Turchia

Sugli sviluppi in Turchia, sull'attività dei comunisti, sulle difficoltà ma anche sul potenziale esistente, riportiamo l'intervista con il compagno Kemal Okuyan, Primo segretario del Comitato Centrale del KP - Partito Comunista di Turchia. Intervista  realizzata dal quotidiano del KKE 'Ryzospastis' e tradotta in inglese dal blog communismgr.blogspot.it poi tradotta in italiano da Resistenze.org

Qual è la realtà politica e socio-economica in Turchia? 
«Sappiamo delle persecuzioni contro i membri del partito e contro di lei personalmente. Come ha reagito il Partito? La Turchia sta attraversando una lunga e profonda crisi politica che, per il momento, non comprende la crisi finanziaria, sebbene l'economia turca sia molto fragile, con la dissoluzione della proprietà pubblica e il continuo attacco ai diritti della classe operaia, mentre c'è un'enorme perdita della ricchezza ed un gran numero di investitori stranieri. Il governo porta avanti un attacco sociale generale, che comprende quello contro i curdi e le forze laiche che si oppongono al fondamentalismo religioso. E, naturalmente, noi comunisti siamo il bersaglio eterno e permanente. Sono in corso attacchi contro le nostre sedi, contro i membri del nostro Partito mediante l'accusa di aver ingiuriato il Presidente Erdogan. Io personalmente sono stato portato a giudizio in tre differenti processi (uno è iniziato il 5 maggio, ma è stato rinviato per il prossimo settembre). Il Partito ha deciso di intensificare la battaglia e la lotta politica»

Quali sono le priorità del Partito in questo periodo? 
«Prima di tutto, stiamo cercando di guidare la battaglia contro l'ulteriore islamizzazione del paese. C'è un grande malcontento popolare ed il nostro scopo è quello di fornirgli un orientamento di classe. Le connessioni del cosiddetto Islam politico con gli attacchi alla classe operaia sono anche più chiare ed oggi appare più agevole per noi dimostrarlo nei luoghi di lavoro. Il secondo scopo prioritario è quello di costruire le organizzazioni del Partito nei luoghi di lavoro, ed il terzo è quello di intensificare la formazione dei nostri membri a tutti i livelli durante questo periodo caotico. Siamo ancora deboli, ma il Partito si sta sviluppando ad un ritmo veloce». 

Come può gestire il movimento popolare la divisione esistente tra forze religiose e laiche? Come intervengono le forze con orientamento di classe e qual è il loro impatto? 
«E' vero che le masse dei lavoratori sono divise nel loro atteggiamento nei confronti delle forze politiche islamiche. Questa non è l'unica linea di divisione, ci sono anche le divisioni etniche, ma tuttavia, la tensione tra le forze laiche e l'islam politico non ha niente a che fare con la personale fede. Sono più che altro la lotta per i diritti delle donne lavoratrici contro il tentativo di escluderle dalla vita sociale. La lotta per i diritti sociali ed economici della classe operaia contro lo sforzo di sostituire le conquiste sociali con meccanismi di carità. La lotta per l'educazione scientifica libera e pubblica contro il sistema di educazione religiosa. Per una sanità pubblica e gratuita contro il sistema sanitario privato ed antiscientifico che gli imam hanno iniziato ad utilizzare oltre i dottori. E', anche, la lotta contro la legalizzazione dell'oscurantismo dello "Stato Islamico", di "Al Nusra" e delle altre organizzazioni criminali che hanno migliaia di membri anche Turchia, i quali sono pronti a combattere contro la classe operaia e contro i comunisti. Il Partito Comunista è contro l'idea di un fronte comune contro l'islam politico che includa socialdemocratici, liberali o il movimento curdo. Per noi, è questione più importante unire le lotte contro il fondamentalismo religioso alle lotte contro la borghesia che incamera significativi vantaggi dalla cosiddetta islamizzazione. In questa direzione noi abbiamo indetto manifestazioni e raduni perché le classi popolari inizino a comprendere il legame tra l'islam politico ed il capitalismo. Le potenzialità e la necessità di creare un movimento della classe operaia esistono. Questa è l'unica via per organizzare i lavoratori che subiscono l'influenza delle dottrine religiose ma principalmente subiscono l'autoritarismo della politica e lo sfruttamento capitalista». 

Noi vediamo il ruolo delle potenze imperialiste e del governo Turco nella regione. Crede che sia possibile uno scontro generalizzato? Come può tutto questo influenzare le relazioni greco-turche e, per esempio, la situazione nell'Egeo?
«Nessuno esclude uno scontro generalizzato. Naturalmente, ci sono segni che dimostrano come le linee fondamentali di questo scontro siano quelle della NATO contro la Russia, degli USA contro la Cina. Non possiamo ancora saperlo, ma questi sono i due maggiori fronti. Entrambe le leadership, sia della Russia che degli USA, vanno verso questa direzione. Da un lato, possiamo dire che il governo turco ha perduto l'iniziativa in quello che noi chiamiamo "neo-ottomanismo". Infatti le aspirazioni turche in Siria non sono state portate avanti. Ci sono ulteriori contraddizioni tra Erdogan e gli USA, come con l'UE. Queste potenze sembrano volere la sostituzione di Erdogan con qualcuno di più adatto e prevedibile, ma egli sembra comunque conservare il suo potere, ancora avendo le proprie carte, il potere elettorale, il supporto dei settori più potenti del capitale, l'abilità di manovrare e trovare alternative (il caso del Primo Ministro Davitoglu e della sua rimozione dall'incarico è peculiare). In realtà, la Turchia ha problemi coi curdi e la gran parte dell'esercito è impegnato su questo fronte, sebbene sia focalizzato sui confini siriani. Naturalmente, gli antagonismi tra il capitale turco e quello greco e le ideologie nazionalistiche costituiscono sempre una pericolosa base per uno scontro tra le due nazioni. Per esempio, vediamo le crescenti tensioni nella regione dell'Egeo e, certamente, la nostra posizione è nella direzione internazionalista di classe a favore della lotta comune dei popoli delle due nazioni».

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