sabato 7 maggio 2016

"Propaganda al comunismo", condannati componenti del Partito Comunista Polacco


Appello del Partito Comunista Polacco per la solidarietà internazionale

tratto da Resistenze.org
Quattro attivisti del Partito Comunista Polacco (KPP) sono stati condannati il 31 marzo 2016 dalla Corte Regionale in Dąbrowa Górnicza per aver fatto propaganda dell'ideologia comunista sul giornale "Brzask" e sul sito internet del Partito. Sono stati condannati a nove mesi di libertà controllata con lavoro sociale gratuito obbligatorio, nonché ad una multa.

Questo provocatorio decreto è stata pronunciato in un procedimento sommario senza la presenza delle parti di solito utilizzato per reati in cui la colpevolezza dell'accusato viene ritenuta evidente. La Corte non ha seguito la procedura ordinaria ed ha basato la propria condanna solo sul capo di accusa. Anche gli accusati non hanno avuto la possibilità di difendersi. Il condannato ha già interposto opposizione al giudizio chiedendo la procedura ordinaria. (*)

Attivisti del KPP - Partito Comunista Polacco
Gli attivisti del KPP sono stati accusati di violare l'art. 256 primo comma del codice penale polacco: «Chiunque pubblicamente fa propaganda del fascismo o di altro sistema statale totalitario ovvero incita all'odio basato sulle differenze di nazione, etnia, razza o religione o per la mancanza di confessione religiosa è punito con la multa o con la pena della libertà controllata ovvero con la pena detentiva fino a due anni». Un originario tentativo di modificare questo articolo includendovi la proibizione dei simboli comunisti ha incontrato proteste sia in Polonia che all'estero. Il 19 luglio 2011 è stato dichiarato incostituzionale dalla Corte polacca delle Leggi perché violava il principio della libertà di manifestazione del pensiero. L'accusa contro gli attivisti del KPP per propaganda di regime totalitario è un altro ennesimo tentativo di equiparare il comunismo al fascismo per vietare l'attività politica dei comunisti.  
Il caso è partito dalla denuncia presentata nel 2013 da Bartosz Kownacki, deputato del Partito della Legge e della Giustizia (PiS). Il pubblico ministero rifiutò di procedere. Tuttavia, nel 2013, il procedimento è stato riaperto ed ha subito un'accelerazione dopo le elezioni vinte dal PiS. Il 31 dicembre 2015, il Procuratore Regionale di Katowice ha presentato la richiesta di condanna alla Corte regionale di Dąbrowa Górnicza. La richiesta di condanna affermava che gli attivisti facevano propaganda di un sistema totalitario pubblicando sulla testata "Brzask" articoli di giornale «direttamente correlati con il sistema comunista e col Marxismo-Leninismo, che nel contesto dell'esperienza storica si pongono in contrasto con i valori democratici» - e quindi con le attività consentite ad un partito politico "legale".

Il caso è altrettanto importante sotto il profilo della politicizzazione dell'Ufficio del Pubblico Ministero mediante la subordinazione dello stesso al Ministro della Giustizia - Zbigniew Ziobro del PiS, il quale è stato nominato Procuratore Generale. Il sistema giudiziario sta poi apertamente trattando in modo completamente differente l'estremismo di destra. Nello stesso momento in cui i membri dello staff editoriale del "Brzask" venivano condannati, i neofascisti dell'ONR (Organizzazione radical nazionale) dimostravano liberamente nelle strade di Bialystok commemorando l'82° anniversario della loro organizzazione. Nel corso della manifestazione, sotto i simboli delle falange, gli estremisti portavano in mano torce accese e promettevano di farla finita con i nemici politici, così facendo diretto riferimento alle pratiche fasciste. Nonostante ciò, il Ministro della Difesa sta pensando di armare questi neofascisti rendendoli parte integrante della difesa territoriale. Precedentemente, la Corte di Częstochowa ha prosciolto un imputato che aveva messo in vendita magliette con scritte razziste, chiudendo gli occhi sulla violazione dell'art. 256 del Codice penale. Recentemente, il Ministro della Giustizia e Procuratore Generale ha sospeso la condanna di un nazionalista colpevole di violenza a pubblico ufficiale.

Il decreto che ha condannato i comunisti polacchi è stato emesso nello stesso momento in cui, il primo di Aprile, il Parlamento ha votato una legge contro la "propaganda del comunismo" che obbliga le autorità locali a cambiare i nomi delle strade ed a rimuovere altri oggetti e simboli associati al comunismo, atto di pieno attacco contro la memoria del movimento operaio. L'Istituto della Rimembranza Nazionale ha creato un registro delle domande delle autorità locali per la soppressione dei monumenti ai soldati sovietici ed altri monumenti correlati con il comunismo. La devastazione dei monumenti e la falsificazione della storia sono usuali modi di pratica fascista.

Il governo e le classi borghesi si illudono se credono che il Partito Comunista di Polonia ed i comunisti polacchi si lascino intimidire da questa persecuzione anticomunista o che questa campagna anticomunista possa farli cedere. Le misure prese contro i comunisti vanno mano nella mano con l'acuirsi della barbara linea politica antipopolare del Governo e della UE. E' di estrema importanza che la solidarietà col Partito Comunista di Polonia, il quale è costretto ad agire in difficili condizioni per tutelare i comunisti perseguitati, sia oggi espressa in modo massivo e risoluto, mediante proteste davanti alle ambasciate polacche di tutto il mondo, con mozioni di solidarietà, e quant'altro.

Giù le mani dal Partito Comunista di Polonia. La persecuzione anticomunista deve essere spezzata. le inaccettabili leggi anticomuniste devono essere abolite. L'anticomunismo ed il tentativo di riscrivere la storia non avranno successo.

(*) Nota del Traduttore | La procedura appare simile, per quanto riferito, al procedimento per decreto penale di condanna esistente nel nostro ordinamento e regolato dagli artt. 459 e ss. del c.p.p., per il quale, nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di opporvisi, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena. Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore eventualmente nominato, possono proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella cancelleria del giudice. Contro il decreto il condannato può proporre opposizione entro quindici giorni. L'opposizione nel nostro sistema comporta che il decreto viene annullato e viene iniziato un giudizio ordinario, salva la richiesta del condannato di un rito alternativo come il patteggiamento o il rito abbreviato. Nel rito polacco, a parte la strumentalità dell'imputazione, appare inquietante la possibilità di applicare tale procedura per irrogare pene diverse da quella pecuniaria ed anche fortemente limitative della libertà personale. La procedura solleva dubbi circa la compatibilità con le garanzie pretese per il diritto di difesa e per la rieducatività delle pene dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

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