Sa die de sa Sardigna salvata dagli indipendentisti





Sa die de sa Sardigna salvata dagli indipendentisti 

dal blog Pesa Sardigna

È accaduto anche quest’anno, la festa della Sardegna, istituita con legge regionale il 14 settembre del 1993, per ricordare il lungo periodo rivoluzionario tra Settecento e Ottocento, è stata salvata dagli indipendentisti e in generale da associazioni, movimenti e intellettuali che hanno alzato una levata di scudi contro lo svuotamento di “Sa die” voluto dalla Giunta Regionale e in particolare dal governatore Pigliaru e dall’assessore alla cultura più antisardo degli ultimi decenni: Claudia Firino.
Di fretta e senza neppure crederci troppo l’assessore Firino aveva infatti annunciato, in una conferenza stampa un paio di giorni prima di “Sa Die” il programma per la festa istituzionale che si è risolto in un piccolo ritrovo tra burocrati e in uno spettacolo teatrale su temi che nulla c’entrano con la storia, la cultura e la coscienza nazionale del popolo sardo.
Beffa delle beffe la scelta della colonna sonora dello spot istituzionale di Sa Die: “Deus cunservet su re”, ovvero l’inno scritto in onore dei tiranni Savoia negli anni trenta dell’Ottocento, al termine del lungo periodo rivoluzionario che aveva incendiato le città e le campagne dell’isola e che aveva visto sacrificata la vita di tantissimi patrioti e rivoluzionari sardi uccisi in battaglia, sulle forche o costretti all’esilio proprio dai Savoia e dai loro alleati feudatari.
Ignoranza o volontà politica di infangare la memoria e la valenza assolutamente politica della rivoluzione sarda? Non è dato sapere. Ciò che invece sappiamo è che gli indipendentisti e tutta una vasta area che potremmo definire “nazionale sarda”, come già l’anno scorso, ha salvato dal fango “Sa Die” organizzando senza finanziamenti regionali e senza forti coperture mediatiche, la festa dei sardi.
Sa die de sa Sardigna a Bono (SS)
Facciamo solo alcuni esempi. Il Comitato studentesco “Scida” ha organizzato un momento di riflessione a Cagliari sull’insegnamento della storia sarda nella scuola italiana, invitando l’associazione degli insegnanti sardi che si occupa di produrre materiale didattico per le scuole che va in questa direzione. Il “comitadu 28 de abrile” ha organizzato la sesta edizione di “Sa die de sa Patria sarda” chiamando a dare il loro contributo storiografico gli storici Federico Francioni, Roberto Porrà e Omar Onnis a Tìesi, Sassari e Bono. Omar Onnis ha presentato la traduzione in sardo e in italiano del memoriale di Giovanni Maria Angioy scritto da esule a Parigi e rivolto al Direttorio della repubblica rivoluzionaria francese come invito a sostenere militarmente la ripresa del processo rivoluzionario sardo. A Bono, paese natale di Angioy e per questo rasa al suolo dai piemontesi e dalle milizie mercenarie al soldo dei feudatari, la festa ha assunto contorni di grande rilievo. Un corteo guidato da una bandiera dei quattro mori ha attraversato il paese passando affianco alla statua di Angioy posizionata al centro del paese. Le istituzioni comunali erano presenti al completo e le conferenze sono state organizzate coinvolgendo le scuole presenti nel paese. Lo storico Roberto Porrà ha valorizzato il ruolo centrale di Bono nel processo rivoluzionario non solo per aver dato i natali ad Angioy, ma anche per essere stato crogiuolo di tanti patrioti combattenti e centro nevralgico della rivoluzione. A Sassari l’incontro è stato invece organizzato al liceo scientifico e linguistico G. Marconi che per l’occasione ha anche provveduto ad apporre la cartellonistica per la raccolta differenziata anche in lingua sarda.
Ad Ollollai il “Coordinamento pro su Sardu Ufitziali” ha organizzato un incontro per discutere il ruolo fondamentale della lingua sarda ufficiale nel processo di emancipazione nazionale del popolo sardo presentando il libro di Pepe Coròngiu “Il sardo: una lingua normale”. Il CSU ha anche aderito a “Sa Die in tundu”, una importante iniziativa culturale nata lo scorso anno da alcuni giovani attivisti, organizzando un cerchio umano. Essa è un flashmob a cui hanno aderito diverse soggettività politiche indipendentiste, associazioni culturali e anche attività produttive che consiste nel formare cerchi umani ovunque si voglia e si possa per festeggiare “Sa Die de sa Sardigna” e in generale per raccontare al mondo e agli stessi sardi la nostra storia e la nostra cultura. La partecipazione è stata ancora più massiccia dello scorso anno e agli organizzatori sono arrivate foto anche dagli emigrati nel mondo, perfino da un gruppo di studentesse tedesche che all’Università di Mannheim frequentano un corso di lingua sarda.
Da segnalare infine l’iniziativa della barchetta di carta promossa su facebook dall’ex candidato alle regionali del Fronte Indipendentista Unidu Pierfranco Devias che invita i sardi a rievocare la cacciata dei funzionari piemontesi avvenuta appunto il 28 di aprile del del 1794.
Insomma, da una parte attivisti, militanti, comitati, intellettuali, artisti, storici, studenti, partiti indipendentisti a salvare la festa nazionale dei sardi, dall’altra una casta di colonialisti e ascari che, grazie ad una legge elettorale antidemocratica, amministrano la nostra terra senza consenso e senza esserne degni e si permettono di svendere, svilire e infangare la nostra memoria storica e la nostra festa nazionale.

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