Verso il X Congresso del PCPE: Rafforzare il Partito, organizzare la Rivoluzione

Riportiamo la traduzione dell'intervista ad Ástor García, contattato da 'El Comunista' periodico del Partito Comunista Messicano. García, componente del Comitato Esecutivo del CC del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) * fa il punto della situazione vista l'imminente scadenza del congresso del Partito. La traduzione è a cura di Resistenze.org

* Il PCPE riconosce il diritto all’autodeterminazione dei popoli e possiede una struttura di affiliazione ai partiti comunisti dei popoli all'interno della Penisola Iberica che hanno intrapreso tale percorso e che fanno parte, dunque, di Nazioni senza Stato, ad esempio, delle Canarie, del Paese Basco e della Catalogna. Fanno parte del PCPE, e vi partecipano in tutto e per tutto, il Partido Comunista del Pueblo Canario (Partito Comunista del popolo delle Isole Canarie), il Partit Comunista del Poble de Catalunya (Partito Comunista del popolo di Catalogna) e l’organizzazione Euskal Komunistak (Comunisti Baschi). Allo stesso modo il PCPE in Galizia era organizzato – fino al 2008 – con il Partido Comunista do Povo Galego (Partito Comunista del Popolo Galiziano)


Compagno Ástor, siamo alla vigilia del X Congresso del PCPE, qual è l'agenda del dibattito e le principali tesi poste alla valutazione della militanza? 
«Questo Congresso ha come obiettivo fondamentale quello di approfondire la linea segnata dal IX Congresso, che abbiamo svolto nel 2010, chiarificando aspetti che in quel momento avevano un minor sviluppo, o semplicemente si annotarono, e affinandone altri sulla base dei validi insegnamenti che ci ha offerto l'esperienza pratica degli ultimi cinque anni e mezzo. 

Stiamo discutendo tre tesi e la riforma degli statuti. Nella prima tesi affrontiamo il quadro internazionale della lotta di classe, nella seconda ci concentriamo sulla situazione in Spagna e nella terza affrontiamo la sfida di rafforzare il PCPE in tutte le sfaccettature affinché possa compiere adeguatamente il ruolo di partito di avanguardia della classe operaia nel nostro paese. Una delle chiavi è in quella che denominiamo la svolta operaia, ossia, collocare la classe operaia al centro della strategia politica, unificare e sistematizzare il lavoro della nostra militanza tra la classe operaia, specialmente nei luoghi di lavoro e nelle grandi concentrazioni industriali, dove l'organizzazione comunista deve esser presente, dove aspiriamo a organizzare delle cellule i impresa. Siamo nelle condizioni di iniziare a chiudere la nefasta tappa che, per il comunismo spagnolo, ha aperto il Comitato Centrale del PCE celebrato a Roma nel 1976, che ha smantellato le cellule di impresa per impiantare i raggruppamenti, cosa che non fu altro che l'espressione organizzativa del revisionismo eurocomunista. Inoltre è importante sottolineare che una parte dei dibattiti si stanno dedicando al nostro lavoro di massa, intendendo che il Partito deve impegnarsi a fondo nella lotta delle masse operaie e popolari, che per ogni settore sociale bisogna definire una tattica adeguata di intervento e che il lavoro del Partito deve svilupparsi con una linea unica che si dovrà applicare creativamente in ogni luogo secondo le condizioni specifiche della lotta. La sfida che assume il PCPE, che non è altro che il rovesciamento del potere borghese e lo stabilimento del potere operaio, di iniziare a costruire il socialismo-comunismo, ci obbliga in questo momento particolare ad approfondire con rapidità la nostra unità politica, organizzativa e ideologica. 
Il simbolo del PCPE - Partito Comunista dei Popoli di Spagna

Questo si deve fare sulla base del centralismo democratico, dando nuovi passi nel rafforzamento del lavoro del Comitato Centrale, rendendolo più bolscevico, se mi permetti l'espressione, più professionale nel senso leninista, superando definitivamente ogni residuo di lavoro artigianale e ogni spirito di circolo. Qui risiede l'idea centrale di questo X Congresso, ciò che segna i dibattiti. Non possiamo permetterci il lusso di rinviare questi compiti né di compiere passi indietro, questo sarebbe molto grave per la lotta della classe operaia nel nostro paese». E' molto chiaro che c'è un processo di ascesa del PCPE ed è evidente che questo si deve al salto che hanno significato le tesi politiche del IX Congresso». 

Puoi ricapitolare quale è stato l'agire politico del PCPE fino a questo nuovo Congresso? «Effettivamente, il IX Congresso è stato un avanzamento importantissimo, direi quasi storico. Questo perché ha definito con nitidezza l'obiettivo storico del socialismo-comunismo, senza tappe precedenti o intermedie tra il potere borghese e il potere operaio. Dicevamo allora, e lo continuiamo a sostenere, che la rivoluzione in Spagna sarà socialista. 

Questo comportava, conseguentemente, di riformulare la politica di alleanze, superando la stretta concezione dei patti tra organizzazioni politiche per aprire la prospettiva dell'alleanza sociale tra la classe operaia e i settori popolari. 
Questa formulazione adesso la stiamo completando dandogli maggior contenuto, differenziando ad esempio come deve esser il nostro lavoro in condizioni non rivoluzionarie e come dovrà esser nelle condizioni in cui si giunge alla crisi rivoluzionaria. In questa alleanza sociale è la classe operaia quella che ha il ruolo centrale, e per avanzare nell'unità della classe, dai centri di lavoro principalmente, dobbiamo sviluppare rapidamente l'obiettivo strategico che sono i Comitati per l'Unità Operaia (CUO), e questo combinato con l'intervento diretto dei e delle comunisti/e nelle principali lotte operaie. Dall'altra parte, il IX Congresso ci ha permesso anche di rafforzare la lotta ideologica, sviluppare maggiormente la nostra indipendenza delle posizioni ideologiche, non solo, ad esempio, per una difesa più completa delle esperienze di costruzione nell'URSS e altri paesi, ma anche per affrontare fenomeni come il 15M da una prospettiva di classe o per apportare dibattiti che oggi sono fondamentali per il Movimento Comunista Internazionale, come la questione della multipolarità o la posizione contro le alleanze interstatali imperialiste. 

Dopo il IX Congresso è stato chiaro a tutti qual è l'obiettivo strategico del PCPE: il rovesciamento del potere borghese da parte della classe operaia e i suoi alleati, la costruzione del potere operaio e popolare e l'organizzazione di uno Stato socialista in Spagna». Noi, dal Messico, abbiamo alta stima dell'apporto politico-ideologico che ha significato il IX Congresso, ed è evidente che questa teoria rivoluzionaria è il quadro dello sviluppo contemporaneo del PCPE, vogliamo riconoscere il suo contributo alla teoria comunista, che permette di connettere il comunismo con la classe operaia. Puoi fare un sunto delle lotte operaie in cui sono intervenuti i comunisti con questa nuova politica? «Negli ultimi anni ci sono state in Spagna centinaia di lotte operaie, di dimensione e impatto diverso, in cui siamo sempre stati impegnati, cercando di elevare la coscienza della classe e il livello della lotta. Per far degli esempi, posso parlare del caso della lotta dei minatori nelle zone delle Asturie e León, dove la nostra militanza ha svolto un ruolo dirigente in alcune imprese come la Coto Minero del Cantábrico (Asturie) e la Hullera Vasco-Leones (León), tra le altre. Come frutto di queste lotte, fondamentalmente per la difesa dei posti di lavoro nel settore, oggi contiamo due consiglieri comunisti nel Municipio di Degaña e il prestigio del Partito tra la classe operaia e la popolazione delle regioni minerarie è aumentato molto. Pongo questo esempio perché forse è il più illustrativo, ma sono state molte le lotte in cui siamo stati implicati, come nei trasporti ad Alicante, Coca-Cola a Madrid, Supermercati Maya nelle Canarie, Panrico in Catalagna, i settori della ristorazione e pulizie in Andalusia, Laminaciones Arregi nel Paese Basco… di fatto nel 2014 abbiamo realizzato a Madrid un importate incontro operaio dal titolo "Unire le lotte per organizzare vittorie" nel quale abbiamo riunito centinaia di persone, e questo è servito come espressione di questa svolta operaia che commentavamo prima che concentra il fuoco della nostra attività nella lotta della classe operaia».

In quali altri settori popolari si muove il PCPE? 
«Prima commentavo che nel IX Congresso abbiamo superato la vecchia concezione delle alleanze come alleanze politiche, quello che chiamavamo il Fronte di Sinistra. Da allora concepiamo le alleanze come alleanze della classe operaia nella lotta per il potere e la costruzione del socialismo-comunismo in Spagna. 

Questa politica di alleanze si dirige verso i settori popolari in funzione della posizione che occupano nella produzione sociale, in funzione del suo grado di antagonismo con i monopoli. Pertanto, e partendo dall'assoluta priorità del movimento operaio, il Partito lavora per conformare una alleanza sociale tra la nostra classe operaia e i settori popolari formati dai lavoratori e lavoratrici delle campagne, gli ampi settori di professionisti e lavoratori autonomi che formano gli strati medi e i settori più deboli della piccola borghesia. Inoltre, e questo per la sua speciale posizione nella società capitalista, ci rivolgiamo alle donne e alla gioventù lavoratrice e di estrazione popolare, il cui concorso nella lotta è imprescindibile per poter trionfare. 

Sotto la direzione operaia, questi settori devono forgiare una alleanza sociale contro il potere capitalista, avanzando nella formazione di un fronte operaio e popolare che intenda, in condizioni rivoluzionarie, disputare il potere al blocco oligarchico-borghese, rovesciare le forze capitaliste e instaurare il potere operaio e popolare.
Il nuovo logo dei CJC
Un esempio recente e di successo di questa linea di lavoro è la costituzione del Fronte degli Studenti, con un ruolo molto importante della militanza studentesca dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), che sono stati in prima linea nella lotta in numerosi centri di studio e sono stati protagonisti degli scioperi studenteschi di marzo e aprile scorso. Questa è l'agenda, stiamo gettando le basi affinché nel prossimo periodo sia possibile rafforzare l'organizzazione e la combattività di tutti i settori sociali che oggettivamente sono interessati a un'alleanza con la classe operaia secondo una una linea anti-monopolista». 






Registriamo anche un rafforzamento dei CJC, espresso per di più nel loro ultimo Congresso; come contribuiscono i giovani comunisti al rafforzamento del PCPE? 
«Certamente, i CJC sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, sviluppando un buon lavoro di massa, specialmente nell'ambito studentesco che abbiamo già commentato. I CJC sono una magnifica cantera di quadri comunisti che hanno una evidente fermezza politico-ideologica, che ha permesso di mantenere e sviluppare una organizzazione giovanile che non si lascia ingannare nonostante che la gioventù del nostro paese sia vittima di una fortissima campagna ideologica, veicolata attraverso la nuova socialdemocrazia e l'opportunismo (il 15M, Podemos, ecc.) che vuole allontanarla dalla lotta sociale e incorporarla al sistema. Voglio sottolineare anche il forte impulso che i CJC hanno dato nel lavoro internazionale negli ultimi anni, moltiplicando le loro capacità e interventi, potenziando il loro lavoro in Europa e nel quadro della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica, ma anche cooperando più strettamente con altre organizzazioni sorelle, come la FJC (Federazione dei Giovani Comunisti del Messico). Frutto di un lavoro di anni, possiamo dire che i CJC garantiscono la promozione di quadri al Partito, che sono una via di crescita importante per il PCPE e che offrono quadri formati nel marxismo-leninismo e con esperienza di lotta che il Partito deve cogliere». 

Il PCPE è un esempio di come affrontare l'opportunismo/revisionismo/riformismo risalendo a un processo così disgregante come l'eurocomunismo; oltre a confermarsi come opzione per il proletariato spagnolo, il PCPE è un bastione importante del movimento comunista internazionale. Come valutate succintamente la situazione internazionale? 
«Dal nostro punto di vista la situazione è molto grave. Dal trionfo della controrivoluzione nei paesi socialisti europei, con l'URSS in testa, la situazione della classe operaia internazionale non ha smesso di peggiorare. L'imperialismo sta configurando un mondo caratterizzato da una crescente interdipendenza economica diseguale tra paesi, dove il grado di sfruttamento della classe operaia si sta elevando drammaticamente e l'acutizzazione delle contraddizioni inter-imperialiste moltiplica il pericolo di una guerra generalizzata. 

Voglio espressamente segnalare che una della questioni che stiamo discutendo nel processo congressuale è precisamente come noi comunisti possiamo approfittare, a beneficio della lotta rivoluzionaria, di queste contraddizioni tra le potenze e le alleanze imperialiste. Non è un dibattito solo nostro, si sta svolgendo nell'insieme del Movimento Comunista Internazionale ed è essenziale. Purtroppo, stiamo vedendo come una parte del nostro movimento stia cadendo nella trappola di pensare che alcune potenze imperialiste sono migliori di altre o, detto in altro modo, sono "un male minore". 

Per noi, questa analisi conduce inevitabilmente, se mi permetti il parallelismo, alla firma di nuovi crediti di guerra, a convertirsi nel vagone di coda della socialdemocrazia, vecchia e nuova. Condividiamo pienamente questa idea con altri Partiti come il PCM (Partito Comunista del Messico), sull'importanza della lotta politica e ideologica contro le posizioni revisioniste e sulla necessità del rafforzamento del fronte ideologico contro ogni tipo di opportunismo, che per noi deve esser una costante di ogni Partito Comunista».

Quali sono le priorità del PCPE nel movimento comunista internazionale? 
«Nello scenario che ho appena descritto, assume maggiore forza un'idea che noi abbiamo sempre sostenuto e che ci sembra fondamentale: la necessità di un maggiore coordinamento comunista internazionale. Mai abbiamo nascosto che il nostro orizzonte ideologico in ambito internazionale è il recupero dell'Internazionale Comunista, perché la tendenza dell'imperialismo alla reazione può variare nelle sue espressioni da un paese all'altro, ma gli elementi essenziali che caratterizzano l'attacco contro la classe operaia e i settori popolari sono presenti attorno a ogni organizzazione comunista. 

Ma per poter recuperare l'Internazionale, prima bisogna compiere una serie di passi, ed è essenziale procedere all'unificazione ideologica e politica del MCI sulle basi del marxismo-leninismo, combattendo duramente affinché i dibattiti nel MCI si indirizzino nell'ottenere una posizione che sia la più unificata possibile di fronte a fenomeni che sono di importanza cruciale per la classe operaia mondiale, tali come la caratterizzazione dell'imperialismo come sistema, e non come politica estera di una o l'altra potenza, le contraddizioni inter-imperialiste e la guerra, la politica di alleanze e la via rivoluzionaria come via per la presa del potere politico per la classe operaia. Concretamente, per quanto riguarda gli Incontri Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP), per noi continuano ad essere uno spazio di somma importanza per poter incanalare alcuni dibattiti, ma manca un calendario definito e bisogna porre fine ad alcune pratiche dilatorie che non aiutano in assoluto. 
Il banner del decimo congresso del Partito Comunista dei Popoli di Spagna

Ma gli IMCWP non sono il nostro unico ambito di azione internazionale e siamo particolarmente sostenitori del massimo potenziamento di altri meccanismi che già esistono, a livello ideologico (la Rivista Comunista Internazionale) e a livello regionale europeo (la Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai e l'Incontro Europeo dei Partiti Comunisti e Operai). Inoltre siamo sicuri che sarebbe molto positivo se in altri abiti regionali, come l'America, sorgessero dinamiche simili, che senza dubbio aiuterebbero ad avere un maggior approfondimento nei dibattiti e nell'attività congiunta. 

E nemmeno dimentichiamo la cooperazione a livello bilaterale, che ci sta dando buoni risultati e nella quale stiamo avanzando molto con alcun partiti che, per ragioni storiche, geografiche e politiche sono vicini all'esperienza dei comunisti di Spagna, come è il PCM, con cui condividiamo molte cose a livello internazionale». 

Parliamo della quotidianità di un comunista in Spagna, cosa si studia, come si svolge la formazione dei quadri e la specializzazione per i fronti e le aree di lavoro? 
«Della pianificazione del lavoro formativo e ideologico del Partito s'incarica l'Area Ideologica del nostro Comitato Centrale, cui responsabile è il compagno Raúl Martínez. Dal 9° Congresso fino ad oggi si è sviluppato un importante sforzo in questo ambito. Il PCPE si è dotato di un Sistema di Scuole di formazione per livelli, raggruppando le nostre organizzazioni territoriali in quattro Scuole che realizzano un corso annuale che affronta lo studio di differenti aspetti del marxismo-leninismo e anche altre tematiche necessarie in funzione del momento e delle priorità nella lotta decise dal Comitato Centrale. Dopo lo sviluppo di questi corsi territoriali, ogni organizzazione deve portare questi contenuti nel suo ambito d'azione, ponendo i materiali di studio a disposizione delle cellule. Si sviluppa inoltre anche un corso annuale della Scuola di Quadri del Partito, con l'utilizzo di unità didattiche dedicate allo studio in profondità del marxismo-leninismo. In questi corsi partecipano i compagni che sono stati nominati quadri del Partito, con un programma di letture che si sviluppa lungo vari mesi, appoggiandosi a un sistema di tutorials organizzati dall'Area Ideologica, concludendo il corso con una serie di presentazioni alle quali partecipano i quadri di tutto il paese che hanno realizzato il corso. Negli ultimi tempi, nel quadro della lotta politica-ideologica, sono stati promossi studi specifici per rafforzare il fronte ideologico. Ad esempio, di fronte alla nascita di Podemos, si è promossa l'elaborazione di una serie di articoli specifici, a carico di vari quadri del Partito, diretti ad analizzare il fenomeno della nuova socialdemocrazia. 

Questi articoli sono stati pubblicati nella serie "Combattendo la nuova socialdemocrazia" e successivamente sono stati riportati in un numero dedicato di Propuesta Comunista, contribuendo così anche alla formazione della nostra militanza e allo sviluppo della lotta ideologica. Altra sfida che abbiamo affrontato negli ultimi tempi, e che era un compito pendente, è il lavoro editoriale del Partito. 

Durante questo mandato congressuale abbiamo pubblicato, congiuntamente con i CJC, i due primi tomi delle Opere Complete di Stalin, esaurite in Spagna; inoltre altre pubblicazioni specifiche, sono state realizzate da Editorial Unidad y Lucha, che ha pubblicato lo scorso anno il libro "I comunisti nella resistenza nazionale repubblicana" del nostro storico compagno Juan Ambou, che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in Messico. 

Il lavoro e la lotta ideologica è una priorità per il PCPE. In un paese dove tanto danno hanno fatto le posizioni del revisionismo eurocomunista, è imprescindibile mettere in piedi una solida formazione marxista-leninista. Come ha segnalato a suo tempo Lenin, senza teoria rivoluzionaria non ci può esser una pratica rivoluzionaria».

Nel PCM nutriamo un affetto molto grande per il PCPE, una fraternità immensa. Vuoi rivolgere alcune parole ai militanti del PCM e della FJC? 
«Compagno, il sentimento è reciproco. Seguiamo con molta attenzione lo sviluppo del PCM e della FJC e siamo molto orgogliosi della fraternità che c'è tra di noi, che inoltre vogliamo approfondire ancora di più. Gli attacchi che avete ricevuto li abbiamo considerati come fatti a noi stessi, e i progressi del vostro Partito aiutano anche noi ad avanzare. Ogni giorno si dimostra che la fraternità, la solidarietà e l'internazionalismo non sono retorica tra i comunisti messicani e spagnoli».

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