martedì 21 giugno 2016

Dichiarazione del Presidente del Partito dei lavoratori alla vigilia del referendum UE

La nota originale del Workers Party è visibile cliccando qui


I lavoratori dell’Irlanda del Nord, per la prima volta in oltre 40 anni, hanno la possibilità di far sentire la propria voce sull’istituzione ora conosciuta come Unione Europea. Purtroppo, il dibattito reale è stato oscurato e distorto dalle campagne ufficiali “Rimanere” e “Uscire”, ognuna delle quali ha cercato di spaventare, intimorire, persuadere e minacciare la classe operaia.

Per il Partito dei Lavoratori la decisione di chiamare i lavoratori a votare per l’uscita è basata sulla sua adesione inequivocabile alla politica di classe e ai principi dell’internazionalismo socialista. Rifiutiamo il punto di vista limitato della destra sciovinista nazionalista della campagna mainstream #Brexit. Avanziamo, invece, un principio socialista per l’uscita dall’Unione Europea.


E’ impossibile ignorare il carattere di classe dell’UE e delle sue istituzioni: l'UE serve gli interessi delle grandi imprese, le corporation multinazionali e le istituzioni finanziarie. L’Unione Europea e le sue politiche hanno reso i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. 
Per 40 anni l’UE ha intrapreso un programma coordinato di denazionalizzazione delle industrie, privatizzazione del settore pubblico, deregolamentazione dei mercati, smantellamento della contrattazione collettiva e erosione dei diritti lavorativi e fondamentali. Rappresenta un sempre più profondo progetto a favore delle imprese, di austerità, privatizzazione, “competitività” e “flessibilità” che si traduce in disoccupazione di massa e sotto-occupazione, povertà crescente, incremento della disuguaglianza e distruzione della sanità pubblica e dei servizi sociali. 
L’Unione Europea e le sue istituzioni rappresentano il progetto capitalista, dove primeggia la promozione dell’agenda pro-capitale a scapito di quella dei diritti sociali, economici e ambientali. Agisce spudoratamente nell’interesse delle grandi imprese, imponendo la disciplina più dura su quegli Stati che hanno cercato la riduzione del debito, sulla scia della crisi capitalistica del 2008 e imponendo un inesorabile programma di austerità sui lavoratori e sui poveri d’Europa.

L’Unione Europea è diventata sempre più militarizzata. La “Politica di sicurezza e difesa comune” è un dispositivo per aumentare la produzione degli armamenti e un meccanismo d’intervento politico e militare dentro e fuori l’UE. Ha preso parte alle guerre imperialiste in Jugoslavia, Iraq, Libia, insieme con gli Stati Uniti e la NATO ed è stata profondamente coinvolta nella creazione della crisi in Ucraina.

In questo referendum, il governo degli Stati Uniti, la NATO, le multinazionali, le banche e le istituzioni finanziarie, il FMI e la Banca Mondiale, le ricche e potenti burocrazie europee, che hanno inflitto miseria sui lavoratori in tutto il mondo, stanno sollecitando gli elettori a restare all’interno dell’Unione Europea. Lo fanno perché questo è nel loro interesse.
Le linee di battaglia sono chiaramente delineate tra chi difende un tale sistema e chi si oppone.
Il Partito invita i lavoratori a votare nell’interesse della loro classe e del loro futuro.

Michael Donnelly, Presidente del Workers Party

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