Elezioni spagnole, correrà anche il PCPE (Partito Comunista dei Popoli di Spagna)

In Spagna si tornerà nuovamente alle urne il 26 giugno. I comunisti del PCPE (Partito Comunista dei Popoli di Spagna) correranno da soli, non senza difficoltà, come hanno dichiarato in una nota. Questo il comunicato del PCPE a meno di due settimane dal voto. | Traduzione a cura del blog.



Il PCPE correrà in 42 province alle prossime elezioni generali del 26 giugno. E’ stato molto difficile, se si considera che lo stato capitalista e i suoi vari difensori della borghesia del PP (Partido Popular) e del PSOE (Partido Socialista Obrero de España) hanno posto tutti gli ostacoli possibili per impedire, con l’approvazione di varie leggi elettorali *, che l’organizzazione del proletariato e delle classi popolari potesse presentarsi per dar loro voce, denunciando le criminali politiche in corso contro milioni di lavoratori e delle loro famiglie. La borghesia non è altro che questa, tenta con tutti i mezzi di fermare l’avanzata del Partito Comunista ma in questa occasione, come nelle precedenti elezioni, è stato impossibile: la militanza del PCPE ha dimostrato impegno e dedizione nella difesa degli interessi dei lavoratori e degli strati popolari e ciò ha permesso di superare tutti gli ostacoli del sistema. Senza questo sforzo militante, senza il supporto di migliaia di uomini, donne, studenti e lavoratori che ci hanno dato il loro appoggio, non avremmo potuto presentare i nostri candidati. E’ per questo motivo che il PCPE rende pubblico il suo ringraziamento a queste migliaia di sostenitori i quali, assieme alla classe operaia, hanno fatto in modo di trasmettere il nostro costante impegno per difendere i loro interessi e per cui continueremo a lavorare fino al rovesciamento del capitalismo e l’instaurazione del socialismo-comunismo.

* Il sistema elettorale spagnolo è un proporzionale 'puro' che ha 52 circoscrizioni elettorali molto piccole che, di fatto, fanno in modo che lo sbarramento sia costantemente più alto del 3%, favorendo - in un certo qual modo - il bipartitismo. Scriveva qualche anno fa Guido del Duca su 'Polisblog' sul sistema elettorale spagnolo: «Esiste una soglia di sbarramento al 3%, ma di fatto diventa molto più alta nelle circoscrizioni più piccole, dove il basso numero di seggi assegnati fa sì che abbiano chance di entrare in Parlamento solo i partiti che superano il 20 o 30%, con ovvio vantaggio per le due formazioni maggiori (PP e PSOE) o per i partiti con forte radicamento territoriale [...] Oltre alla soglia di sbarramento, un altro vantaggio per i partiti maggiori viene dato dal sistema di ripartizione dei seggi, che segue il cosiddetto Metodo D'Hondt, che peraltro veniva usato nelle provinciali italiane e nel Mattarellum per eleggere i senatori. Con questo sistema, in ogni collegio i voti validi ottenuti da ciascun partito vengono divisi per numeri progressivi crescenti fino a coprire i seggi disponibili: a questo punto viene stilata una tabella da cui si selezionano i numeri più alti, che corrispondono ai deputati eletti per ciascun partito. Questo sistema, rispetto ad altri di ripartizione proporzionale, avvantaggia i grandi partiti e riduce la frammentazione. In sintesi, quindi, si tratta di un proporzionale puro che però garantisce un sostanziale bipolarismo e permette la formazione di maggioranze stabili (grazie a un sostanziale premio di maggioranza "implicito") riducendo sia la frammentazione, sia la necessità di ricorrere a grandi coalizioni».

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