martedì 7 giugno 2016

«Non sarebbe meglio per i greci se il KKE partecipasse ad un governo con SYRIZA?»

Non sarebbe meglio se il KKE partecipasse in un governo con SYRIZA o, in caso, anche sostenuto criticamente?

Traduzione in italiano dell'articolo apparso sul numero di febbraio del giornale della KNE (Gioventù Comunista di Grecia) riportato in inglese dal blog 'In defense of communism'

L’esperienza di un anno di governo di SYRIZA conferma la conclusione fondamentale che non ci può essere una gestione ‘filantropica’ del marcio e obsoleto sistema capitalista. Il Governo SYRIZA non solo ha dato briciole al popolo ma continua la stessa politica impopolare dei governi precedenti; non ha stralciato neanche una legge di quelle antipopolari approvate dai governi precedenti e ha votato un terzo barbaro memorandum con gli istituti di credito

La partecipazione (o il supporto del KKE) a tale governo significherebbe il tradimento degli interessi del popolo. Non è una questione di intenzioni o volontà, per cui come l’esperienza dimostra, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. L’illusione che la partecipazione dei Partiti comunisti in un governo borghese possano fare pressione per qualcosa di positivo per il popolo, ha una risposta non solo dal KKE ma anche da altri rivoluzionari.
Le parole di Rosa Luxemburg tornano utili in tal senso: «L’ingresso di un socialista in un governo borghese non è, come molti pensano, una conquista parziale dello stato borghese con i socialisti, ma una conquista parziale del Partito Socialista da parte dello stato borghese». La storia e, naturalmente, la storia del KKE, ha dimostrato ripetutamente che quanto disse Rosa Luxemburg è vero. Esempi della partecipazione dei partiti comunisti nei governi borghesi in Francia, in Italia e altrove, mostrano che non solo questa tattica non porta cambiamento radicale a beneficio dei lavoratori, porta - invece - la delusione nel popolo. La partecipazione nei governi borghesi ha portato i partiti comunisti ad accettare ancora maggiori compromessi, ad abbandonare i principi rivoluzionari e, alla fine, la confutazione stessa dell’esistenza dei partiti comunisti.
Il nostro partito sta studiando la propria esperienza così come quella internazionale, sulla base dei nostri principi, della nostra teoria e dei nostri obiettivi strategici, cioè, la ragion d’essere di un partito comunista: il rovesciamento del capitalismo e la costruzione della società socialista. Ovvero quel che stabilisce il partito nel proprio programma: nel periodo di transizione dal capitalismo al socialismo, il partito comunista non deve assumersi delle responsabilità in un governo di gestione borghese. Finché la classe operaia non ha il potere nelle sue mani, il partito comunista deve essere una forza di opposizione e da questa posizione giustificare il suo essere come forza d’avanguardia delle lotte della classe operaia per l’organizzazione e la realizzazione della classe, per costruire l’alleanza coi suoi alleati sociali, concentrando forza e ideologia nel complesso per il rovesciamento del capitalismo. La partecipazione ad un governo borghese costituisce un errore che non può essere corretto e può rivelarsi fatale, è una questione d’importanza strategica

Il KKE quattro anni fa, nelle elezioni del 2012, ha intrapreso il peso della responsabilità di questa posizione, quando vi era molta pressione per la partecipazione ad un governo simile a questo presente in questa fase. Tale opzione ha avuto una ripercussione elettorale ma non è riuscita a sottomettere il KKE nella logica del governo borghese, questo è il dato più importante. Se il KKE avesse ceduto sarebbe stato una calamità per le persone, per i lavoratori e i giovani, che sarebbero stati lasciati senza l’unica forza che può condurre la lotta per rovesciare il capitalismo
Staremmo aggiungendo più acqua al mulino delle illusioni se avessimo detto che la questione importante fosse stata quella di cambiare un governo nell’ambito del capitalismo e non della classe al potere.

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