sabato 2 luglio 2016

Partito Comunista Giapponese: la subalternità all'economia di mercato

Shii (Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese) commenta così le «turbolenze sui mercati finanziari dopo la votazione sulla Brexit». Da tempo, in ogni caso, il Partito comunista giapponese ha rifiutato la lotta per il Socialismo in favore di una socialdemocrazia di stampo nordeuropeo. Le parole di Kazuo Shii, infatti, vanno in questa direzione: non c'è traccia, nelle sue parole, di volontà di cambiamento radicale della società. Quando un Partito Comunista smette di fare tutto questo, entra nell'alveo della difesa dell'economia di mercato, nonostante sappia che essa stessa lo travolgerà nel medio-lungo periodo.

Kazuo Shii
(Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese)
Il mercato finanziario globale, dopo che la Gran Bretagna ha votato per l’uscita dall’Unione Europea nell’ambito di un referendum storico, ha selvaggiamente oscillato. Il Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese Kazuo Shii ha evidenziato la necessità di creare una forte domanda interna che conduca l’economia in modo da non essere influenzata da rischi e speculazioni. Non appena fu chiaro il risultato del referendum, infatti, lo yen è salito rapidamente e l’indice Nikkei è sceso di quasi l’8%. Alla domanda dei giornalisti circa l’esito del referendum, Shii ha risposto: «Io non sono in grado di dire nulla a riguardo, tuttavia sono preoccupato del fatto che esso abbia innescato l’ascesa dello yen e la flessione del mercato azionario nel medesimo tempo». Avendo constatato come sia difficile evitare d’essere colpiti da investimenti speculativi di denaro nell’economia globale, Shii ha sottolineato la necessità di costruire una robusta economia giapponese, così che non potrà essere scossa in nessun caso. «Per raggiungere l’obiettivo - ha detto Shii - è essenziale perseguire politiche che stimolino la domanda interna, incoraggiando il consumo personale». Il segretario del PCG ha poi sottolineato che il difetto maggiore nella politica economica del Primo Ministro Shinzo Abe (la cosiddetta Abenomics) è la sua totale mancanza di misure atte a stimolare il piccolo consumo (o consumo familiare come ha riportato il sito del Partito Comunista Giapponese)

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