"Propaganda al comunismo" in Polonia: l'UE non condanna la persecuzione anticomunista ma cerca anche di giustificarla

Nuovi sviluppi, non positivi, per i quattro attivisti del Partito Comunista Polacco (KPP), condannati il 31 marzo 2016 dalla Corte Regionale in Dąbrowa Górnicza per aver fatto propaganda dell'ideologia comunista sul giornale "Brzask" e sul sito internet del Partito. Sono stati condannati a nove mesi di libertà vigilata con lavoro sociale gratuito obbligatorio, nonché ad una multa.
Qui, il comunicato originale, la risposta della Commissione Europea e il testo presentato dall'on. Papadakis (KKE) .

In relazione alla richiesta del KKE al Parlamento Europeo, per quel che concerne le decisioni inaccettabili dei tribunali polacchi contro militanti e quadri del KPP (Partito Comunista Polacco), con condanne fino a 9 mesi di prigione perché considerato ‘offensivo’ e ‘criminoso’ diffondere le proprie idee sul quotidiano ‘Brzask’ e sul sito web kompol.org, la risposta della Commissione Europea è inaccettabile. Non solo, la risposta della Commissione non condanna la persecuzione anticomunista: ha anche cercato di giustificare giuridicamente il tutto, invocando la non applicazione della reazionaria Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE

Se da una parte la commissione, e gli altri organi dell’UE, è molto ‘rumorosa’ in altri casi - quando essi siano in linea coi loro interessi - nei confronti dell’isteria anticomunista finge di lavarsene le mani
Da una parte si presenta come difensore dei diritti umani, intervenendo negli affari interni degli Stati di tutto il mondo, utilizzando le forme e le pressioni caratteristiche dell’imperialismo, dall’altra non trova nulla da dire sulle persecuzioni anticomuniste

La posizione del’UE non è una sorpresa, in quanto svolge un ruolo di primo piano nella campagna anticomunista e apre la strada ai suoi governi per giustificare e - in pratica - plaudere alle leggi che vengono spinte in avanti sulla base delle proprie linee guida anticomuniste e dichiarazioni antistoriche. Il governo della Polonia sta prestando il fianco sia all'UE che alla NATO il cui vertice recentemente svoltosi a Varsavia s’è tenuto in virtù di queste persecuzioni.
Ci riferiamo ad un vertice NATO che ha preso decisioni pericolose a spese dei popoli. 


Questa è la loro democrazia: la dittatura del Capitale.
Il KKE intensificherà la sua lotta in modo che il popolo denunci e isoli l’anticomunista Unione Europea e il suo Governo in modo che venga alla luce la verità storica che splenderà contro la persecuzione anticomunista, contro la distorsione antistorica sul socialismo e le calunnie sui comunisti. 
Solidarietà con i comunisti polacchi. Giù le mani dal KPP.

 Risposta a nome della Commissione (fornita dall'on. Jourova)


La libertà di espressione e di informazione è un diritto fondamentale sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. La commissione cerca di garantire il rispetto di questi diritti di sua competenze ai sensi dei trattati UE. Secondo l’articolo 51, la Carta si applica agli Stati Membri solo quando questi stiano implementando l’attuazione del diritto dell’UE. La questione sollevata dall’onorevole Parlamentare non riguarda l’applicazione del diritto dell’Unione.
Pertanto, la Carta non è applicabile

La domanda alla Commissione, con una richiesta di risposta scritta, presentata dal deputato del KKE Papadakis, è stata la seguente: «Recentemente i componenti e i quadri del KPP sono stati condannati dal tribunale regionale di Dąbrowa Górnicza a pene detentive fino a 9 mesi, ‘libertà vigilata’ per molti mesi e lavoro socialmente utile obbligatorio, oltre alle multe, perché la diffusione delle loro idee [politiche] attraverso il giornale ‘Brzask e il sito web kompol.org è considerato offensivo e criminoso. 
Attivisti del KPP - Partito Comunista Polacco

La corte, d'accordo con le posizioni anticomuniste delle autorità polacche, s’è espressa favorevolmente alla condanna, utilizzando accuse infondate e pretestuose per quanto riguarda ‘la promozione pubblica di un sistema totalitario’

Questo fa parte del loro tentativo di annullare e calunniare le vittorie dei lavoratori sotto il sistema socialista, il diritto al lavoro, del lavoro e dei diritti sociali. Le autorità polacche hanno, da alcuni anni, provocatoriamente bandito i simboli comunisti e ora condanna i comunisti, invocando i ‘valori democratici’. 

Simili persecuzioni anticomuniste, condanne e divieti nei confronti dei Partiti comunisti, sono stati imposti anche in altri Paesi membri dell’UE, con l’aperto sostegno dell’UE che ha elevato l’anticomunismo ad ideologia ufficiale, di pari passo con l’intensificarsi della lotta contro i popoli e le persone. 

Ci sono, dunque, prove sufficienti per fare in modo che tutti possano capire, quando si parla dei valori di ‘libertà e democrazia’ intesi dall’UE. La commissione è invitata a rispondere sulla domanda: «Il divieto e la persecuzione dell’ideologia comunista, la criminalizzazione dell’espressione, delle idee e delle attività dei comunisti imposta dalle autorità e dal governo polacco, sono parte dei valori dell’UE?»

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