USA: «Trump si combatte con un programma socialista»

Traduzione dell'intervista realizzata dal giornale online del TKP (Partito Comunista Turco) al Direttore di 'Liberation News', periodico del PSL - Party for Socialism and Liberation. Qui l'intervista integrale .

Come valuta il programma politico di Donald J. Trump nei confronti della classe operaia americana? Ha ritirato, già, il TPP (il trattato di libero scambio analogo al TTIP che vedeva coinvolti USA e UE), ha tenuto un discorso anti-libero commercio, vuole imprese che investano negli Usa al fine di aumentare l’occupazione e così via. Cosa vi aspettate, dunque, dall’amministrazione Trump? Ha un nuovo modello di riferimento? 
«L’immaginario di un Trump pro-lavoratori o pro-classe operaia, in realtà, rappresenta un inganno completo. Si tratta di un Governo di oligarchi e generali; il suo cosiddetto ‘programma di infrastrutture’ è in realtà, un “saccheggio all’ingrosso” del settore pubblico, dall’istruzione alle strade. I repubblicani, e il Partito Repubblicano, al Congresso stanno incoraggiando il Presidente Trump affinché si privatizzi anche il sistema pensionistico pubblico, la sicurezza sociale, così come il ‘Medicare’ e il ‘MedicAid’, provvedimenti che forniscono assistenza sanitaria ad indigenti ed anziani. Trump vuole tagliare drasticamente le tasse patrimoniali, ovvero sulle rendite; ha eliminato le restrizioni di vincolo ambientale, facendo in modo che le società energetiche e petrolifere traggano super-profitti dalle trivellazioni. Il primo ordine esecutivo di Trump è stato quello di abolire un beneficio fiscale che era stato progettato per aiutare i proprietari a basso reddito. 

Una delegazione del PSL alla Women's March il 21 gennaio
Pochi giorni dopo ha annunciato l’espansione del muro di confine fra USA e Messico, subito dopo nuovi finanziamenti atti a favorire la deportazione dei lavoratori immigrati dal Paese. 
Non solo. Trump ha consegnato il Dipartimento del Lavoro ad un CEO di un celebre fast food il quale ha già manifestato la volontà di tagliare i salari ed aumentare il ricorso all’automazione; ha assegnato il Dipartimento del tesoro ad un gestore di un fondo speculativo; il Dipartimento della Pubblica istruzione a chi vuole privatizzare la scuola. Ecco perché Wall Street è sovreccitato da Trump. Qualsiasi distruzione che la sua amministrazione può portare nel mercato transatlantico - nonostante non avessimo voluto vedere approvato il TPP - sappiamo che egli può far fare incredibili profitti attraverso la distruzione del settore pubblico e non solo. I sindacati americani sono quasi unitariamente opposti a Trump e gli unici che lo appoggiano ora sono alcuni leader e capi di alcune organizzazioni afferenti ai settori commerciali e delle costruzioni, storicamente i più conservatori, razzisti e pro-imperialisti. Loro stessi, infatti, non si curano dell’impatto ambientale - ad esempio - degli oleodotti, del fatto che le tubazioni stanno distruggendo la terra dei popoli nativi, si preoccupano solo del fatto che creeranno più lavoro. Ma di quale lavoro stiamo parlando? Di un lavoro temporaneo! [...] Trump sta usando il razzismo come capro espiatorio per ritrarre se stesso come un difensore dei lavoratori americani, grazie anche ad un paio di acrobazie politiche ben pubblicizzate, soprattutto in favore di quelli bianchi. In verità il suo programma è rappresentante di un capitalismo sfrenato che devasta ulteriormente le condizioni di tutta la classe lavoratrice»

Durante la cerimonia d’insediamento di Trump si sono verificate numerosissime manifestazioni di dissenso contro di lui. Qual è la posizione del PSL? Vediamo svariati slogan a riguardo, molti manifestanti contengono anche contrassegni anti-russi (che ci fanno ricordare la ‘longa manus’ di Soros) e anche una sorta di ‘show’ dei democratici... 
«La coalizione di proteste anti Trump ha la propria àncora nel PSL. Il Governo ha cercato di bloccarci per mesi ma il giorno dell’inaugurazione, nonostante i controlli di sicurezza, milioni di persone si sono riversate a Washington D.C. e in svariate altre città per iniziative simultanee di dissenso. Siamo stati in prima linea delle proteste anti Trump fin dall’inizio della sua candidatura perché abbiamo ritenuto molto pericolosa la sua retorica di estrema destra, sappiamo che essa può crescere a causa della disaffezione delle persone nei confronti dello status quo. Molti liberali, in questa fase, ci hanno criticato dato che abbiamo preso la campagna di Trump sul serio mentre costoro pensavano fosse uno scherzo. Il PSL, in ogni caso, ha partecipato anche alla marcia delle donne il giorno dopo: la leadership del movimento, nato spontaneamente, mancava di regia organizzativa, nonostante fosse stata direzionata dal BlackLivesMatter. Da lì, in ogni caso, degli esponenti dell’“ala sinistra” del Partito Democratico si sono staccati dalla loro organizzazione politica e hanno partecipato al movimento di opposizione di massa. […] La principale campagna (ideologica e non) del PSL è stata, tuttavia, quella di porre il Partito Democratico nei reali termini in cui esso debba essere inscritto. Il Partito Democratico è il partito dello status-quo. Un partito imperialista che, alla fin fine, capitolerà assieme a Trump». 




La politica estera di Trump è davvero meno aggressiva di quella di Obama o della Clinton? Sta procedendo con una dura retorica contro la Cina, uomini a lui vicini considerano l’Iran come nemico e Israele un ‘caro amico’ del Medio Oriente... 
«No, Trump è un imperialista tout-court: sta aumentando le spese militari, il nuovo segretario della Difesa (eletto tanto dai Repubblicani quanto dai Democratici) è soprannominato ‘Mad Dog’. I funzionari in politica estera stanno ancora collocando la Russia come “minaccia superiore per la sicurezza degli USA”; ritengono che debba esserci un cambio di regime in Venezuela. Inoltre, Trump p afferma che l’errore principale in Iraq, da parte statunitense, fu “non prendere il petrolio” come invece egli afferma avrebbero dovuto. È un sostenitore di Israele al 100%, ha affermato che creerà delle ‘safe zones’ in Siria, stessa cosa dichiarata dalla Clinton in campagna elettorale»

Le proteste anti-Trump continueranno? Se sì, come? 
«Stanno continuando. La sfida principale per i socialisti sarà quella di continuare a dare voce ed energia a questa spinta rivoluzionaria, rompere con la strategia dei Democratici neoliberisti che vogliono portare le lotte ad un vicolo cieco, così come - allo stesso modo - mostrando l’alternativa ai Repubblicani di estrema destra. La risposta a Trump non è un ritorno al ‘pre’ o allo status-quo ma un nuovo sistema che dà una casa a tutti, l’assistenza sanitaria, un reddito (dunque una possibilità di vita) o un sussidio per la disoccupazione, una pensione. Senza un tale programma che orbiti attorno a tutto il movimento anti-Trump, il suo ‘finto populismo’ potrebbe continuare a crescere».

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