mercoledì 4 ottobre 2017

La decisione dei Curdi deve essere rispettata

Pubblico qui, riprendendo la pubblicazione (spero) continuativa del blog, la traduzione del lungo comunicato diramato dall'organizzazione turca EMEP (Emek Partisi - Partito del lavoro), riguardo il referendum sull'autodeterminazione del Kurdistan iracheno. 
La posizione del partito si potrebbe riassumere con una frase, già espressa all'interno del comunicato: la decisione del popolo curdo deve essere rispettata. E quel deve non è semplicemente di convenienza o circostanza: dirsi a favore della nazione curda, ultimamente, dà più rogne che altro, così come dirsi incondizionatamente a favore del diritto dell'autodeterminazione delle Nazioni-Senza-Stato, che sia la Catalogna o il Kurdistan iracheno; la Sardegna o la Corsica. 


Il risultato del referendum nella regione curdo-irachena ha avuto un 90% netto di elettori che si è espresso a favore dell’indipendenza del Kurdistan Meridionale. Gli elettori, avvalendosi del loro diritto all’autodeterminazione, hanno votato a favore dell’indipendenza: i curdi hanno intrapreso un’iniziativa che cambierà l’equilibrio politico nel Medio Oriente. 
Il voto a favore dell’indipendenza, espresso dal popolo curdo, deve essere rispettato. 
La Turchia s’è opposta e ha cercato di impedire la celebrazione di questo referendum attraverso una dimostrazione di potere, continuando a comportarsi in questo modo. La paura della Turchia è che l’invito all’indipendenza da parte della regione curda-irachena provochi lo stesso moto tra i curdi della regione anatolica. 
Il trattamento della Turchia, nei confronti dei curdi, è stato sempre determinato da questa paura: lo stato turco, infatti, si è sempre ben guardato dal riconoscere formalmente i diritti dei cittadini curdi; ha soppresso le loro richieste di libera ed uguale coesistenza e l’establishment turco ha raggiunto il punto di dichiarare che non esiste alcuna questione Curda.
La decisione dei Curdi, ora, è assediata dalle minacce d’intervento militare, e i Paesi del Medio Oriente si stanno organizzando per punire i Curdi a seguito del risultato referendario.
L’urgente autorizzazione della forza militare da parte del parlamento turco dimostra, poi, che il Governo spera di trarre beneficio dalle crescenti tensioni e complicazioni della regione. 
D’altra parte, l’opposizione “ufficiale” del CHP (Cumhuriyet Halk Partisi - Partito Repubblicano del Popolo) non ha mostrato alcuna riluttanza a votare “sì” riguardo l’autorizzazione dell’uso della forza militare e sarà, in ultima analisi, responsabile della probabile guerra che questa azione ha innescato. 
Risolvere questo “errore” sarà molto difficile. Molti partiti di sinistra hanno abbandonato il popolo curdo sottraendo il diritto di essi all’autodeterminazione, citando il rapporto fra il governo di Barzani e gli USA come motivo per respingere il referendum cercando di ridefinire i limiti nei quali il diritto all’autodeterminazione può essere esercitato. 
Non c’è garanzia che coloro i quali oggi sono contro l’oppressione dello Stato, siano a favore dell’indipendenza, mostrino la stessa determinazione nella lotta contro l’imperialismo domani. Inoltre, il governo iracheno non è in sé indipendente dai paesi imperialisti. 
A livello mondiale, la richiesta dei lavoratori di tutte le nazioni di vivere in pace è sempre più crescente: le condizioni per questa unità e per il raggiungimento della pace non possono essere cercate (o create) in dittature che non possono sopravvivere senza muovere guerra contro chicchessìa o usando una politica provocatoria. La pace e la fraternità possono essere raggiunti solo in una perfetta democrazia. 
Coloro che si avvicinano al referendum e al risultato che ne è venuto fuori provando paura riguardo la propria sopravvivenza, non solo disprezzano la richiesta di curdi e la loro spinta verso l’indipendenza, ma anche l’appello alla democrazia e alla pace da parte di persone di tutte le nazionalità e differenti culture presenti in Turchia, così come il loro desiderio di vivere in fraternità. 

Invece di negare i diritti dei curdi, dobbiamo combattere per una Turchia che sia equa e democratica. Questa è la cosa più importante per i lavoratori.

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